Il Tirreno

Grosseto

Podere contestato il Comune deve risarcire

di Alfredo Faetti
Podere contestato il Comune deve risarcire

Un privato aveva fatto ricorso al Tar per una vendita che risale al 1991 L’Amministrazione adesso lo liquida pagando 40mila euro

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MASSA MARITTIMA. A volte basta poco per creare un vero pasticcio. Un dettaglio, anche piccolo, come una busta, può portare a una causa lunga vent’anni, una decina di sentenze e decine di migliaia di euro di risarcimento. E alla fine di tutto, si è costretti a scegliere per il male minore.

È capitato al Comune di Massa Marittima, oggi costretto a pagare circa 40mila euro a un privato che non si è mai dato per vinto. Al centro di tutto c’è un vecchio podere, che l’amministrazione ha venduto a suo tempo dando il via ai processi, sia al Tar che al tribunale civile di Grosseto. Tutto inizia nel 1991, quando il Comune decide di mettere all’asta un fabbricato rurale di sua proprietà a Poggio La Madonna. Il podere viene battuto e aggiudicato, ma il secondo arrivato non ci sta e cita l’ente in tribunale chiedendo l’annullamento del contratto. Non solo: si rivolge anche al Tar. C’è un dettaglio, appunto, alla base della sua richiesta: l’offerta che poi ha vinto il bando è stata consegnata a mano e non spedita attraverso le Poste, così come indicato dal bando.

Un cavillo, insomma, ma tanto è bastato per dare il via a un’odissea giudiziaria che si è conclusa soltanto nei giorni scorsi. A questo punto della storia infatti le aule si sovrappongono: la precedenza la prende il tribunale amministrativo, rimandando la decisione di quello civile. E il Tar, nel ’95, accoglie il ricorso del secondo arrivato: i vincitori si appellano al Consiglio di Stato, che conferma la sentenza in primo grado. La palla torna dunque nella sede civile: siamo nel 2006 e la corte grossetana accoglie la richiesta di annullamento, condannando il Comune a pagare 70mila euro di risarcimento ai privati che si erano aggiudicati il podere. Una cifra non indifferente, tant’è che dagli uffici del municipio inizia un lavoro serrato per trovare un accordo tra le varie parti in gioco.

Il secondo arrivato all’asta risponde picche, i vincitori neanche quello. La situazione quindi attraversa un periodo di stallo fino al 2010, quando la Corte d’Appello, a cui si era rivolto il Comune, annulla la sentenza del tribunale di Grosseto, stabilendo che il contratto non è nullo, ma annullabile. Ergo, solo il Comune può decidere se stracciarlo o meno.

Un problema mica di poco conto. Annullare il contratto significa pagare un risarcimento non di poco conto a quei privati che si erano aggiudicati il podere, senza contare che in tutto questo lungo periodo hanno goduto della struttura senza mai rispondere alle richieste di mediazione dell’amministrazione.

Non annullarlo, invece, significa risarcire il ricorrente in base anche alla sentenza del Tar. Fatti due conti e paragonate le due sanzioni, il Comune ha optato per la seconda soluzione. Il risarcimento da pagare al secondo arrivato infatti, interessi compresi, è pari a circa 40mila euro. Sempre una bella cifra, ma comunque meno rispetto ai 70mila dell’altra possibilità. Così il Comune ha optato per il male minore, che nel corso dell’ultimo consiglio comunale ha approvato il debito fuori bilancio di questa causa. Quanto meno, si è chiusa la vicenda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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