Il Tirreno

Grosseto

«Le imprese si rivolgano a Roma»

di Maurizio Bernardini
«Le imprese si rivolgano a Roma»

L’assessore al bilancio, Paolo Borghi, replica alle accuse: «Certe tasse non dipendono da noi»

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GROSSETO. «Personalmente non sono stato nemmeno invitato»: ecco, la risposta alle imprese del vice sindaco (e assessore al bilancio) Paolo Borghi sta tutta in questa frase. Il riferimento è alle polemiche nate (anche) per l’assenza del responsabile delle politiche economiche del capoluogo all’incontro organizzato da Rete imprese Italia lunedì scorso. Si doveva parlare di tasse locali, ma su 28 Comuni c’era un pugno di sindaci. Di notizie buone, appena l’ombra. Un flop, da molti visto come una mancanza di rispetto. «Segno che per loro non siamo interlocutori» aveva tuonato la presidente di Rete imprese, Michela Hublitz. Bordate anche da Renzo Alessandri: il direttore Cna aveva accusato gli enti locali di aver continuato ad aumentare le spese e di averle coperte con altre tasse. Peraltro senza concertare. «La pecora va tosata, non macellata. Altrimenti non rende più né latte, né lana». E non ci era andato leggero neppure Mauro Ciani, direttore Confartigianato: «Il motto cui si devono ispirare i piccoli imprenditori è vedo, pago voto». Ma oggi, appunto, il Comune capoluogo rialza la testa. Lo fa con una piccata nota di Borghi: «La preoccupazione e la sensibilità di un’amministrazione nei confronti delle difficoltà che vivono le imprese non si misura dalla partecipazione o meno a un incontro». Inoltre, prosegue il vice sindaco, lunedì l'amministrazione si è presentata con l'assessore all'ambiente, Giancarlo Tei, «Profondo conoscitore della materia». Ecco perché «Prendersela con uno dei pochi Comuni presenti a quell'incontro è fuori luogo». Per Borghi il Comune si è dimostrato attento ai problemi delle imprese, specie le più piccole: «Modificando il regolamento della Tosap con riduzioni mirate, tenendo l'aliquota Imu più bassa rispetto a quella ordinaria per fondi commerciali e artigiani e garantendo un alto livello di spesa sociale che non è certo un elemento secondario rispetto ai consumi». Alle accuse di una mancata spending review il vice sindaco replica: «Abbiamo più che dimezzato il numero di dirigenti e consulenze, tagliato spese improduttive e riportato sotto gli 80 milioni il debito dai 110 milioni ereditati nel 2006 (che vuol dire milioni in meno d’interessi ogni anno)». Senza considerare il recupero medio di «Due milioni di euro all’anno di evasione fiscale e l’unificazione delle tre società partecipate».

Borghi vanta anche la riduzione «Del già magro gettone di presenza dei consiglieri comunali, 32 euro. E tutto questo nel contesto di una crisi senza precedenti che ha visto i vari governi che si sono succeduti protagonisti di una devastazione della finanza locale, sia a livello normativo (con leggi che cambiano anche più volte all'anno), che con tagli ai trasferimenti comunali (per noi 4 milioni solo nel 2013) e un'applicazione ottusa di un ancor più ottuso patto di stabilità. Sul fisco comunale siamo addirittura alle comiche: a partire dalla tassazione della casa, di cui non si sa niente». Borghi torna anche sulla Tares, principale – ma non certo unico – pomo della discordia tra imprese e Comuni: per legge va coperta la totalità dei costi di gestione dei rifiuti «Tramite un'imposizione di cui ancora non si capisce per il 2014 in che modo ci sarà e come si chiamerà. L'unica certezza è che, a differenza di qualche piccolo Comune dove magari si pagava di più già in passato, quello di Grosseto deve farsi carico dei costi di bonifica della discarica delle Strillaie. Quindi, coprire il 100% di tutti questi costi è un impegno gravoso».

Infine Borghi si rivolge alle associazioni: «Mi sento di chiedere anche alle imprese un aiuto. Invece di prendersela con l'ultima ruota del carro, vale a dire con i Comuni, perché non provate a farvi valere di più attraverso le vostre rappresentanze nazionali che vanno agli incontri con i governi? Noi lo facciamo con l'Anci, ma non basta. Prendersela con il Comune è sempre la scelta più semplice. Si tratta di un atteggiamento comodo. Non si cambia nulla, ma almeno si è individuato un soggetto da additare. Peccato molto spesso sia quello sbagliato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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