Il Tirreno

Grosseto

«L’amavo tantissimo, ora voglio pagare»

Sergio Bertini, il compagno di Irina Meyntser ieri ha incontrato di nuovo i magistrati

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GROSSETO. «Era la donna della mia vita, l’amavo con tutto me stesso». C’è soltanto un velo tra le parole di Sergio Bertini, il tecnico informatico di 47 anni che ha ucciso la sua compagna, Irina Meyntser e quelle mani che le avrebbe stretto al collo il 12 ottobre, nella camera da letto dell’appartamento che la coppia divideva in via Ansedonia.

Per ore, l’uomo ha risposto alle domande dei sostituti Marco Nassi e Laura D’Amelio che insieme al procuratore capo Francesco Verusio hanno interrogato di nuovo Bertini. Accanto al tecnico informatico c’era il suo avvocato, Tommaso Galletti. «Bertini ha confermato quanto già detto agli inquirenti - dice Galletti - ha soltanto circostanziato meglio alcuni aspetti. L’unica cosa sulla quale più volte ha insistito dall’inizio della vicenda è il fatto di voler pagare per quello che ha fatto».

Sei ore. L’interrogatorio è cominciato ieri mattina con le prime parole pronunciate da Bertini. Gli elementi che mancano alla Procura non sono tanti, ormai. Ci sono alcuni aspetti della vicenda che devono essere chiariti. I magistrati hanno chiesto al tecnico di raccontare di nuovo quello che è successo quella notte, durante la quale ha stretto le mani intorno al collo di Irina per poi spogliarla, caricarla sulla sua auto e gettare il corpo della donna a Punta Ciana, all’Argentario. L’avrebbero mangiata i cinghiali, se il suo cadavere non fosse stato trovato da due cacciatori.

Bertini, tutto quel dolore è pronto a ripagarlo, anche se sa bene che Irina non sarà più lì con lui.

Mancano ancora alcune risposte, che solo Bertini potrà dare. Una su tutte: perché quel sabato sera le sue mani si sono strette intorno al collo della sua compagna, probabilmente al culmine di un litigio.(f.g.)

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