Italia
Revisione caldaie, caos sulle scadenze
Da luglio è in vigore una nuova legge ma manutentori e associazioni di consumatori la interpretano in modo diverso
GROSSETO. Con l’inverno alle porte e il freddo che dovrebbe fare capolino a momenti, l’accensione delle caldaie non è mai stata tanto rovente. Un’infuocata polemica è divampata tra ditte manutentrici da una parte e cittadini e associazioni di consumatori dall’altra, con gli enti locali che guardano più ai primi che non ai secondi. Motivo del contendere, il groviglio di nuove norme e interpretazioni che non riesce a rispondere a una semplice domanda: ogni quanto va fatta la revisione della caldaia? Ogni anno? Ogni due? Ogni quattro? Le leggi ci sono, ma ognuno le interpreta a modo suo.
La direttiva Ue del 2002. Il dilemma, o presunto tale, è contenuto nella direttiva europea numero 91 che già dal 2002 indica tempi e modalità per fare la revisione delle caldaie, ma che in Italia non è mai stata presa del tutto sul serio (tanto che l’anno scorso la Commissione europea ha chiesto di condannare il Belpaese per la mancata attuazione). Ad aprile l’Italia ci riprova e recepisce tale direttiva con il decreto del presidente della Repubblica numero 74. La norma entra in vigore il 12 luglio.
Manutenzione vs. fumi. Cosa prevede il dpr? Sul fronte caldaie (il decreto introduce anche controlli più stringenti per gli impianti di aria condizionata) prevede si facciano due controlli: quello sulla manutenzione dell’impianto e quello sull’efficienza energetica (il vecchio “controllo dei fumi”). Per quel che concerne quest’ultimo controllo, l’articolo 8 indica nuove e precise scadenze temporali: le caldaie con potenza inferiore a 100 Kw (quelle di solito installate nelle case) vanno controllate ogni due anni se sono alimentate a gpl e ogni quattro se sono a metano. Esultano i cittadini, che prima dovevano fare i controlli (e quindi pagare) a cadenza annuale o biennale e ora risparmieranno un “turno”.
L’articolo 7. Il problema nasce, invece, dalle indicazioni per la manutenzione ordinaria, contenute nell’articolo 7. Tale articolo non fissa una scadenza precisa come per i fumi ma dice che a decidere ogni quanto fare la manutenzione deve essere, nell’ordine: 1) l’installatore dell’impianto, che certifica la scadenza nel libretto d’uso e manutenzione); 2) se l’installatore non lo ha indicato, lo decide la casa costruttrice della caldaia, quindi va ricercato sul libretto delle istruzioni; 3) se si è perso o buttato il libretto, decidono le norme Uni; 4) se anche queste non si trovano, decide il tecnico della manutenzione.
«La manutenzione è annuale». «Di solito – spiega Fabio Capitani di Cna a nome dei manutentori – l’indicazione è nel libretto d’uso e manutenzione o nelle istruzioni e, quasi sempre, è dice che la manutenzione va fatta ogni anno. Anche un manutentore, nove volte su dieci, dirà di farla ogni anno, perché solo così si ha la sicurezza del rendimento dell’impianto, per evitare usura, inquinamento e altro».
Scadenza, dove sei? Ora, chiunque può provare a vedere se nel suo libretto d’uso e manutenzione o se nelle istruzioni della caldaia o se nelle norme Uni (?) riesce anche solo a ritrovare il punto dove è scritto ogni quanto fare la manutenzione. Il Tirreno c’ha provato con tre libretti di caldaie di marche diverse, senza cavare un ragno dal buco.
Il rischio truffa. Dal momento che, di fatto, in molti casi decide il manutentore ogni quanto fare la revisione, e dal momento che è lo stesso manutentore che su queste revisioni ci guadagna, è ovvio che potrebbero crearsi scivolosi interessi da parte delle ditte manutentrici. Anche perché fare la revisione costa dai 60 ai 120 euro. Insomma, un povero cristo che niente capisce di caldaie si può chiedere: «Non è che mi dicono di fare manutenzione annuale invece che biennale solo per prendersi i miei 120 euro?» E dato che in provincia di Grosseto ci sono 350 imprese abilitate revisionare le caldaie (dati Cna), qualche disonesto è statisticamente probabile.
Città diverse, scadenze diverse. Il dubbio è legittimo anche perché appena fuori provincia vigono regole diverse. A Prato, ad esempio, la manutenzione si fa ogni due anni. In Lombardia dove, visto il clima, le caldaie funzionano molto più che nella soleggiata Maremma, sono pure due anni. Dunque, perché una cadenza biennale è considerata sicura a Milano e non a Grosseto?
Riunione chiarificatrice il 13. Il caos regna sovrano e per questo il 13 dicembre (ben 5mesi dopo l’entrata in vigore del dpr) è convocata in Regione una riunione tra Comuni, Province, associazioni e imprese per capire come va letto questo articolo 7 e se è il caso di fare un regolamento regionale.
«Nell’attesa seguite la legge». E nell’attesa? Come devono comportarsi i cittadini che non sanno se devono fare o meno la revisione della caldaia e rischiano una multa per omessa manutenzione? «In attesa che si faccia chiarezza – spiegano da Investia – il cittadino deve fare quello che dice la legge». Peccato che è proprio per capire quella legge che serve addirittura una riunione in Regione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google