Il Tirreno

Grosseto

Il sangue in cucina è di Francesca

di Alfredo Faetti e Francesca Gori
Il sangue in cucina è di Francesca

La conferma arriva dai carabinieri del Ris. Il rottamatore di Bagno: «È venuto per lasciarci l’auto, ma era da solo»

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GAVORRANO. Sangue nelle fughe delle mattonelle, sangue nelle stanze della villa, uno schizzo finito (e rimasto) anche sul frigorifero della cucina. Un particolare, questo, che non era passato inosservato il giorno in cui i Ris dei carabinieri hanno svolto il sopralluogo nella villa di Potassa. Nella cucina, come avevamo anticipato proprio il giorno dopo il sopralluogo. È da quella stanza che i carabinieri aspettavano le risposte che sono arrivate ieri sera. Una su tutte: quel sangue che era stato lavato via, appartiene a Francesca Benetti, la donna di 55 anni scomparsa il 4 novembre, il cui corpo non è stato ancora ritrovato.

Risultati che ieri sono arrivati in serata e che ora sembrerebbero far prendere una piega più precisa alle indagini. Non si cercherebbe più una donna viva ma il cadavere di Francesca, la bella cinquantacinquenne che aveva scelto la Maremma come buen retiro.

«Mi sembra che le cose siano adesso abbastanza chiare. Non ci sono dubbi che questa donna sia stata uccisa», ha detto il procuratore di Grosseto Francesco Verusio ieri sera, quando i Ris hanno comunicato il risultato del test del dna su quelle tracce di sangue trovate a Villa Adua a Potassa di Gavorrano. Ora, per Verusio, spetta ad Antonino Bilella, che sarà interrogato di nuovo giovedì, dire ai magistrati dove sia stato nascosto il cadavere. «Anche perché - ha detto ancora il procuratore - è impossibile immaginare una situazione diversa».

Non c’è solo una villa in mezzo a questo giallo, ma anche una macchina. La Fiat Punto grigia metallizzata di Bilella: un tassello importantissimo per dare senso a tutto il mosaico. Il procuratore capo è convinto di una cosa su questo punto. «In un’ora di tempo fece un bel giro con la sua macchina – dice parlando del custode arrestato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere - In un’ora di tempo con la sua macchina può essere andato da qualsiasi parte». Abbastanza lontano, insomma, da nascondere il corpo della donna in un luogo dove è quasi impossibile ritrovarlo senza una confessione o un colpo di fortuna. «Stiamo cercando, stiamo lavorando. Anche se è difficile trovare questa donna, chissà dov’è» continua Verusio. Ma la Fiat Punto è anche un indizio che sta alla base della tesi accusatoria. Pochi giorni dopo il presunto omicidio, infatti, Bilella è andato all’autodemolizioni Bartiromo di Bagno di Gavorrano per liberarsi dell’auto. Il 7 novembre, per la precisione, quattro giorni dopo la scomparsa di Francesca. È arrivato allo sfasciacarrozze da solo e lì ha trovato Mara Berti, una dipendente. «Non l’avevo mai visto prima, sembrava una persona normalissima», racconta. Pochi istanti di routine per lei, un cliente come un altro. «Qua arrivano sei, sette macchine al giorno». Senza contare che siamo in un’autorimessa: le auto arrivano qua per essere distrutte, già in condizioni precarie. Impossibile notare se in quella Fiat Punto ci fosse qualcosa di strano. Bilella comunque quel giovedì ha portato in due viaggi tutta la documentazione necessaria per la rottamazione e una volta che la dipendente ha concluso l’iter di controllo sulla targa, la macchina è rimasta insieme alle altre, finché non sono arrivati i carabinieri, qualche giorno dopo, per sequestrarla. Nessuno ha notato se poi se n’è andato dall’autorimessa con qualcuno oppure a piedi. Ma d’altro canto, da Bagno di Gavorrano a Potassa la distanza è minima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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