Proteste
«Ho temuto che Schettino si suicidasse»
Il racconto dell’ufficiale con lui sugli scogli «Ci fu impedito di avvicinarci alla nave»
GROSSETO. «Io non volevo lasciare da solo il comandante sullo scoglio: pensai che volesse mettere in atto qualcosa... suicidarsi... Certe volte penso un po’ troppo». Lo ha detto il secondo comandante Dimitrios Christidis, ascoltato ieri come testimone alla quattordicesima udienza del processo nei confronti del comandante Francesco Schettino.
Anziani soccorsi. Christidis, interrogato dal pm Stefano Pizza, ha ricostruito tutta la notte, dal momento in cui aveva sentito la vibrazione (era in cabina, libero dal servizio) fino all'alba del giorno successivo, quando a Giglio Porto aveva completato la spunta dei nomi dell'equipaggio («a un certo punto ne mancavano 234, ma poi li trovammo tutti»). Una volta giunto al ponte zattere, l'acqua e l'inclinazione della Concordia erano tali che l'ufficiale era caduto in acqua: aveva nuotato con altri membri dell'equipaggio e una quarantina di passeggeri fino allo scoglio antistante. E lì aveva atteso i soccorsi, dopo aver aiutato due anziani turisti americani a salire sulla roccia scivolosa.
No al ritorno sulla nave. Quando il comandante della polizia municipale disse che voleva portare tutti via, al sicuro, Schettino «disse che voleva restare a organizzare: ma lì non c'era niente da coordinare. Io non volevo lasciarlo solo». Il comandante aveva chiesto al suo ufficiale quante persone lui credeva fossero rimaste a bordo: «dissi 200-250 passeggeri». Schettino e Christidis furono poi presi a bordo di un gommone: il comandante chiese di fare il giro intorno alla nave per vedere il danno ma via radio la manovra fu impedita.
Gigliesi stupendi. Una volta a terra, tutti i gigliesi si erano dati da fare per dare soccorso. «La popolazione è stata stupenda - ha detto l’ufficiale - L’accoglienza è stata unica, esemplare».
Troppo relax. Sulla plancia di comando secondo Christidis «non si vedeva adrenalina». Tutti facevano qualcosa ma nessuno che prendesse decisioni. «Io non volevo offendere, cercavo di suggerire. Schettino appariva lucido, in grado di gestire la situazione: ma aspettava. Era tranquillo, forse troppo tranquillo». E invece andava fatto qualcosa subito perché «se una nave così alta si “siede” è difficile che resti in verticale».
Allarme falla. Stando al comandante in seconda, venne dato il “delta X ray”, cioè l’allarme falla (due fischi lunghi). È il primo teste che riferisce una simile circostanza (lo ha ripetuto anche all’avvocato Quartararo dell’Inali), ma secondo la Procura potrebbe trattarsi di un errore nel ricordo.
Comunicazioni. A una domanda dell’avvocato Domenico Pepe, difensore di Schettino, Christidis ha precisato che al ponte 0 non aveva «mai sentito dire che c’erano cinque compartimenti allagati» e ha ammesso che «evitare il panico è fondamentale» in situazioni come questa. Ha poi riconosciuto rispondendo all’altro difensore Donato Laino che Bosio, che era in plancia di comando, aveva potuto capire male le informazioni ricevute dalla sala macchine («c’era caciara»), equivocando quelle sui generatori allagati con quelle sui compartimenti allagati. «Comunque - ha riassunto il presidente Puliatti - è sicuro che si parla di Dg1, Dg2 e Dg3».
Acqua grigia. Quella che saliva su, ha detto in seguito il secondo ufficiale di macchina Alberto Fiorito, «era acqua di colore grigio: poiché nel quadro elettrico si forma della polvere nel funzionamento, capii che l’acqua era arrivata lì». Secondo Fiorito nell’immediatezza si allagarono i compartimenti 5 e 6, ma poi furono cinque in tutto. «E ciò fu comunicato».
Abbandono nave. «Quando sentii l’emergenza generale avevamo già evacuato la macchina - ha aggiunto Fiorito - Io sono andato al tender 16, quello assegnato a me. Aspettavo il comando per aprire i cancelletti: la gente premeva fuori, io feci anche uscire uno che era salito dentro. Poi aprii, prima che fu dato l’abbandono nave. Sentii vicino scialuppe che scendevano e pensai: “Vuoi vedere che hanno dato l’abbandono e io non l’ho sentito?”». E quando finalmente Fiorito capì di essere vicino alla costa perché vide gLi scogli gli si «era aperto il cuore».
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