Il Tirreno

Grosseto

Una sensitiva per trovare Francesca

di Francesca Gori

Il compagno della donna si sarebbe rivolto a una medium. Bilella dal carcere: «Io non ho fatto del male alla signora»

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GAVORRANO. Aldo e Francesca stavano costruendo insieme la loro nuova vita, dopo la morte del marito di lei e dopo la separazione dalla moglie di lui. Aldo Scotto, 53 anni, all’improvviso si è visto negare il futuro accanto a quella donna venuta dal nord che aveva scelto di vivere a Follonica. Ha visto sfumare la prospettiva di un amore adulto nato guardando il mare del golfo. Un amore così forte da spingere l’uomo, 53 anni, ad affidarsi all’incognito, al paranormale e a consultare una sensitiva per sapere dove sia finito il corpo di Francesca e soprattutto per capire se valga la pena continuare ad aspettare un ritorno o cominciare ad accettare che Francesca, così come l’ha vista lui l’ultima volta, non si presenterà più. Le indicazioni che la medium avrebbe però dato a Scotto, sono troppo generiche: «Cercatela vicina a uno specchio d’acqua», avrebbe detto. Ma le ricerche nel lago vicino alla villa di Potassa, dove Francesca Benetti sarebbe stata uccisa da Antonino Bilella, non hanno dato esito. Il compagno della cinquantacinquenne di Valdagno ha fatto quello che ogni uomo disperato farebbe: ha cercato risposte anche là dove probabilmente non si sarebbe mai avventurato in altre circostanze.

Le indicazioni ricevute, però, non avrebbero portato per ora ad alcuna svolta nelle indagini. L’uomo ha detto ai carabinieri di quel consulto, ma alle parole della medium, per ora, non è corrisposto il ritrovamento di Francesca. Antonino Bilella, il sessantanovenne custode della villa di Potassa da dieci giorni in carcere a Grosseto con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, continua a restare chiuso nel suo silenzio. «Continua a dire di non aver fatto del male alla signora - spiega l’avvocato Francesca Carnicelli -. Lo ha fatto anche ieri, quando gli abbiamo spiegato che nella sua auto c’erano tracce di sangue». Nell’auto dell’uomo, non sul pianale che Antonino ha cercato di far sparire gettandolo in un terreno all’uscita della quattro corsie, dalle parti di Campagnatico. Il custode accusato di aver ucciso la donna ha spiegato ai carabinieri il perché di quegli strani gesti. Ma lo ha fatto prima di essere indagato, lo ha fatto quando i militari lo hanno sentito come persona informata dei fatti. In quell’occasione ha raccontato che da tempo aveva deciso di disfarsi di quella vecchia Fiat Punto. Ne aveva due, di quelle auto. Ma quando i carabinieri si sono messi sulle sue tracce, chiedendogli di quel pianale, l’uomo avrebbe avuto paura e avrebbe cercato di disfarsene, di farlo sparire gettandolo in un campo.

Nemmeno il risultato del dna, che conferma che sull’auto dell’uomo c’era il sangue di Francesca Benetti, ha fatto breccia nella cella d’isolamento nella quale è rinchiuso Bilella. Il sessantanovenne ha soltanto dato completa disponibilità affinchè anche su di lui venissero svolte tutte la analisi che la Procura riterrà necessarie.

Intanto, tra qualche giorno i sostituti procuratori Marco Nassi e Salvatore Ferraro, torneranno in carcere per parlare con Bilella. Per cercare di ottenere quelle risposte che servirebbero a ricomporre un puzzle sempre più difficile. Un puzzle dal quale manca il tassello principale, ovvero il corpo della donna.

Anche ieri le ricerche dei carabinieri sono proseguite senza sosta, con l’aiuto dei cani. Ma il fiuto di quegli animali addestrati a trovare le persone, non è servito per ora a riportare a casa almeno la salma della donna. I carabinieri di Grosseto hanno disegnato un cerchio di sei chilometri intorno a villa Adua e sono stati anche scandagliati i pozzi trovati nella zona. Per ora, però, di Francesca Benetti non è stata trovata alcuna traccia.

Nei prossimi giorni verranno anche prese in esame le tante miniere che costellano la zona, anche se sembra difficile supporre che chi ha fatto scomparire il corpo della donna, lo abbia gettato lì. Quasi tutte le miniere infatti, sono state bonificate e sono chiuse. Così come le discariche che ci sono in Maremma e quelle che si trovano, ad esempio, in provincia di Siena. È il bosco, la macchia maremmana, a creare i problemi maggiori per gli uomini impegnati nelle ricerche: l’estensione delle zone verdi, la presenza di anfratti, di zone impervie. Antonino Bilella era a Potassa da un anno, e se fosse stato lui ad uccidere e a far sparire il corpo della donna come sostiene la Procura, potrebbe aver conosciuto molte zone, anche distanti tra loro, da poter utilizzare come nascondiglio. Laghi compresi. Qui, per trovare qualcosa, dovrebbero intervenire i sommozzatori che ancora non si sono immersi. O dovrebbe parlare chi sa dov’è finita Francesca.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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