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"L'inchino? Sempre fatto, solo che passavamo sempre più vicini al Giglio"

"L'inchino? Sempre fatto, solo che passavamo sempre più vicini al Giglio"

Processo Concordia: il secondo ufficiale di macchina della Costa Concordia, Alberto Fiorito, riapre con le sue parole la questione. Nella telefonata della mattina del 16 gennaio 2012, tre giorni dopo il naufragio, Fiorito parla di questo con i genitori

LO SPECIALE SUL NAUFRAGIO

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GROSSETO.“Il passaggio ravvicinato al Giglio? Era cosa risaputa, l’avevamo fatto già tre volte prima del 13 gennaio”. Il secondo ufficiale di macchina della Costa Concordia, Alberto Fiorito, siciliano di 30 anni, riapre con le sue parole la questione “inchino”. E lo fa non solo direttamente in aula, non solo mediante il richiamo alle sommarie informazioni rese agli inquirenti in fase di indagine ma anche in un’intercettazione fatta ascoltare dalla Procura. Nella telefonata della mattina del 16 gennaio 2012, tre giorni dopo il naufragio, Fiorito parla con i genitori.

(AUDIO: la telefonata di Fiorito con i genitori)

Il padre gli passa la madre e l’ufficiale la rassicura: se sono ancora qui e non sono tornato a casa è perché nelle indagini serve la parte tecnica della nave, è la sostanza della parte iniziale della conversazione. “Ma tu, da esperto, pensi che possa essere successo qualcosa che non è stata segnalata dalla sala macchine?” chiede la mamma preoccupata. “No” risponde Fiorito tranquillizzandola. Il problema era il comandante: “Lo chiamavano da terra e non rispondeva proprio”. Ma perché lui ha fatto una cosa del genere? chiede ancora la madre, riferendosi al passaggio a 150 metri dalla costa, a 16 nodi (30 km/h): “Ma lo abbiamo sempre fatto – risponde Fiorito – Nelle ultime tre volte l’abbiamo sempre fatto: andavamo sempre più vicino, sempre più vicino, sempre più vicino… Hai capito?” “Ha voluto fare il gradasso!” osserva la madre: “Brava: lo sborone! Ravvicinato fino a quando si è incagliato”. “Mariaaaa! – di rimando la madre – Tu l’avevi detto che era un testa di m… Te lo ricordi, no?”. “Me lo ricordo benissimo”. Al pm Maria Navarro, l’ufficiale ha poi spiegato che le tre volte precedenti erano sempre con la Concordia e con Schettino (però la settimana immediatamente precedente il passaggio era saltato, ndr). Ma lei era in plancia? ha chiesto l’avvocato Michelina Suriano parte civile, come faceva a sapere che era un inchino? “Non ero in plancia. Ma più basso è il fondale e più la nave vibra. E tutti, in coperta e in macchina, sapevamo dell’inchino. A terra non so”. Risposte similari sono state date dal testimone anche all’avvocato Patrizio Lepiane, difensore del comandante, che ha insistito su come l’ufficiale potesse avere contezza della posizione.

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"Pensavamo che Schettino si potesse suicidare". «Io non volevo lasciare da solo il comandante sullo scoglio: pensai che volesse mettere in atto qualcosa... suicidarsi». Lo ha detto il secondo comandante Dimitrios Christidis, ascoltato come testimone alla quattordicesima udienza del processo nei confronti del comandante Francesco Schettino. Christidis, interrogato dal pm Stefano Pizza, ha ricostruito tutta la notte, dal momento in cui aveva sentito la vibrazione (era in cabina, libero dal servizio) fino all'alba del giorno successivo, quando a Giglio Porto aveva completato la spunta dei nomi dell'equipaggio («a un certo punto ne mancavano 234, ma poi li trovammo tutti»). Una volta giunto al ponte zattere, l'acqua e l'inclinazione della Concordia erano tali che l'ufficiale era caduto in acqua: aveva nuotato con altri membri dell'equipaggio e una quarantina di passeggeri fino allo scoglio antistante. E lì aveva atteso i soccorsi, dopo aver aiutato due anziani turisti americani a salire sulla roccia scivolosa. Quando il comandante della polizia municipale disse che voleva portare tutti via, al sicuro, Schettino «disse che voleva restare a organizzare: ma lì non c'era niente da coordinare. Io non volevo lasciarlo solo». Il comandante aveva chiesto al suo ufficiale quante persone lui credeva fossero rimaste a bordo: «dissi 200-250 passeggeri». Schettino e Christidis furono poi presi a bordo di un gommone: il comandante chiese di fare il giro intorno alla nave per vedere il danno ma via radio la manovra fu rifiutata.

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