Sicurezza
Muoiono otto segugi si teme la “pseudo rabbia”
Gli animali uccisi in poche ore dalla malattia, trasmessa dai cinghiali. Non è rischiosa per l’uomo. La Provincia: «Aspettiamo l’esito delle analisi»
CASTIGLIONE. Otto cani morti e un’intera squadra di caccia al cinghiale costretta per precauzione a disertare le battute.
È quanto sta succedendo a Castiglione a una delle “compagnie” di cacciatori che può vantare quasi una cinquantina di affiliati, che negli ultimi giorni hanno deciso di riporre le doppiette nelle custodie e di rimanere a casa.
In poche ore infatti, ben otto cani, alcuni di gran pregio, sono morti forse a causa di un virus riconducibile alla pseudo rabbia. Immediata la decisione presa dagli stessi dirigenti della squadra di rimandare alle prossime settimane le uscite, avvisando tutti gli altri componenti, rimasti in alcuni casi increduli per quello che stava avvenendo.
Che qualcosa non andava nei cani da caccia se ne erano accorti gli stessi proprietari al ritorno dalle battute: dopo alcuni giorni avevano visto gli animali ammalarsi, e non è bastato la corsa e l’immediato intervento dal veterinario per scongiurare il decesso.
Purtroppo la prognosi non lasciava praticamente speranze, e in una settimana gli otto cani sono morti. Fare congetture sul perché si siamo ammalati le bestiole al momento è solo ipotizzabile, anche se da parte degli interessati i sintomi riscontrati non lascerebbero dubbi.
L’amarezza e la rabbia nei proprietari, così come fra tutti i componenti della squadra è tanta. Soprattutto perché nessuno ha avvisato del rischio che ci poteva essere con i cinghiali portatori sani del virus.
Se davvero fosse conclamato che si tratta di pseudo rabbia, o malattia di Aujesky, a rischiare sarebbero in definitiva proprio i soli cani, che con un vaccino predisposto avrebbero evitato, se non escluso, qualsiasi tipo di rischio.
La malattia infatti, si trasmette dai cinghiali, che in molti casi sono appunto portatori sani, ai cani attraverso le frattaglie, che le bestiole mangiano quando si avventano sugli irsuti una volta abbattuti.
Una pratica normale per un cane da caccia, e basterebbe in alcuni casi anche il semplice contatto con il sangue per trasmettere il virus, che attacca il sistema nervoso e non lascia scampo al cane.
Il cinghiale invece non ha alcun problema, e la carne per l'uomo è perfettamente commestibile.
Insomma, potrebbe essere bastato un solo cinghiale ad infettare gli otto cani della squadra castiglionese, e provocare in pochi giorni la strage.
A lanciare l’allarme anche gli esperti della Provincia, che invitano a rimanere calmi nella valutazione dell’accaduto. Massimo Machetti, responsabile provinciale del servizio conservazione della natura, conferma che verranno comunque fatte indagini più approfondite.
«Al momento – ci dice – aspettiamo l’esito delle analisi fatte sugli animali, e già lunedì verificheremo con l’Asl e l’istituto zooprofilattico le precauzioni da prendere. Sicuramente mi sentirei di escludere quello che è successo lo scorso anno con la trinchinella, il parassita che poteva colpire anche l’uomo. Rimane una situazione da monitorare attentamente».
Per la squadra castiglionese invece, il dubbio, se non la consapevolezza, che con una maggiore informazione forse si poteva evitare la strage dei loro cani.
Allevare e far crescere un cane da caccia al cinghiale non è cosa da poco, oltre all’aspetto affettivo che si crea fra il proprietario e il proprio animale, cosa che purtroppo ora nessuno potrà recuperare.
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