Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, parte la “class action”

Inceneritore, parte la “class action”

Il 3 dicembre la prima udienza in sede civile. L’appello dell’avvocato a Comune e Comitato del No: «Aderite anche voi»

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FOLLONICA. L’inceneritore non lo vogliono, né vogliono arrendersi. E se il Tar ha clamorosamente respinto al mittente – per un errore di forma e senza approfondire il merito della questione _ il ricorso presentato da Wwf e Comitato del No contro l’ultima autorizzazione rilasciata dalla Provincia a Scarlino Energia (quella con la nuova partita Iva...), ecco già pronto un altro fronte di battaglia.

Stesso obiettivo (fermare l’impianto), ma diverso Tribunale, quello civile di Grosseto anziché quello amministrativo di Firenze. E soprattutto diversi “attori”, perché qui sono in campo circa 120 soggetti (tra privati cittadini e associazioni di categoria come Coldiretti e Balneari) che non sono nel Comitato e che hanno scelto una strada fin qui mai esplorata: una sorta di “class action”, un’azione legale collettiva capitanata dall’avvocato Roberto Fazzi.

Quando fu annunciata, l’iniziativa suscitò scetticismo e qualche malumore nello stesso Comitato del No, fino a scatenare tensioni e divisioni all’interno di quel folto movimento di opinione che l’impianto di Scarlino non lo vuole. Ma ora il quadro potrebbe cambiare. Perché mentre i ricorsi amministrativi atterrano al Consiglio di Stato, la “class action” decolla a Palazzo di Giustizia: il giudice Giulia Conte ha infatti fissato per il 3 dicembre la prima udienza, e Scarlino Energia si è costituita in giudizio.

«Ai cento aderenti iniziali se ne sono aggiunti circa venti in questi giorni», annuncia l’avvocato Fazzi. Che coglie l’occasione per sgomberare il campo da alcuni sospetti a suo dire ingiustificati e per tendere la mano a chi fin qui ha voluto tenersi alla larga da questa iniziativa. «Voglio ribadire alla cittadinanza _ dice _ che la nostra azione, contrariamente a quanto erroneamente ritenuto da più parti, è innanzitutto un’azione inibitoria, con la quale si chiede che il giudice ordini la cessazione in via preventiva e cautelare dell’attività di incenerimento e con essa l’emissione di sostanze inquinanti, soprattutto diossine e furani, che l’Oms e vari studi internazionali hanno dimostrato essere causa di patologie tumorali anche se contenute entro i limiti di legge».

Una risposta, insomma, a chi dice che tutto questo è fatto solo per i soldi. «A nome di tutti i partecipanti all’azione rivolgo pertanto un pressante appello _ prosegue _ affinché anche il Comune di Follonica, il Comitato del No e tutti gli Enti e le associazioni impegnati negli attuali contenziosi amministrativi aderiscono a questa azione civile, con la quale si possono ottenere, oltre a eventuali risarcimenti, gli stessi effetti pratici della cessazione dell’attività dell’inceneritore».

Con una certezza: il processo partirà. Perché, assicura Fazzi rispondendo a precisa domanda, stavolta le metamorfosi di partita Iva non manderanno tutto all’aria: «Io gli atti li ho mandati a tutte e due le società...».

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