Finanza
Fusione dei Comuni? Il no del sindaco Giuntini
MONTIERI. Un no secco alla fusione dei Comuni delle Colline Metallifere. Un ragionamento matematico quello del sindaco di Montieri, Marcello Giuntini, basato sul rischio che in caso di ente unico, né...
MONTIERI. Un no secco alla fusione dei Comuni delle Colline Metallifere. Un ragionamento matematico quello del sindaco di Montieri, Marcello Giuntini, basato sul rischio che in caso di ente unico, né il suo paese né quello di Monterotondo Marittimo avranno un consigliere eletto. «Un Comune di circa 100mila abitanti, o anche di 45mila se comprendesse i soli sei comuni delle Colline Metallifere – spiega Giuntini - vedrebbe un consiglio comunale composto di soli 24 membri, con realtà come Montieri e Monterotondo che non vedrebbero eletto neppure un loro rappresentante né in maggioranza né all’opposizione, figuriamoci poi nell’esprimere un assessore: in sintesi vorrebbe dire la scomparsa politica e la perdita di qualsiasi capacità di rappresentanza delle comunità più piccole». Sono diverse infatti le proposte che riguardano il territorio. «Il partito repubblicano propone la fusione dei tre comuni di Massa Marittima, Monterotondo Marittimo e Montieri – ricorda il sindaco - mentre il Pd di Monterotondo, forse con un fine un po’ provocatorio, sollecita la costituzione di un intero comune che comprenda Colline Metallifere e Val di Cornia in modo di arrivare a circa 100mila abitanti». Proposte che Giuntini non condivide, seguendo la scia di quanto già visto nella Val di Cornia e all’Isola d’Elba. «Sono certo che né i cittadini di Montieri né quelli di Monterotondo vogliono che questo accada. Io credo che l’unica strada possibile che permetta il mantenimento della sovranità anche nelle comunità più piccole sia quello dell’Unione dei Comuni, a patto che si marci verso una maggiore integrazione politica e delle strutture amministrative». Più che fonderli, insomma, servirebbe rafforzare gli enti già esistenti. «Questo consentirebbe ai sindaci e ai consiglieri di ogni comune di rappresentare al meglio i loro cittadini a quest’ultimi di avere ancora degli amministratori “vicini” sia fisicamente, sia nella capacità di interpretare le esigenze e le specificità della popolazione e, una volta a regime, ottenere significativi risparmi di spesa». (a.f.)
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