Il dolore
«Anche l’armatore può vedere la rotta»
Concordia: l’ex allievo ufficiale Iannelli risponde alle domande del legale del Giglio. Webcam sul sito Costa e sistema Ais
GROSSETO. «Scusi, lei conosce il Marine Traffic?». «Sì, è il sistema di controllo del transito delle navi». «È accessibile a tutti tramite internet?» «Sì». «Anche l’armatore della Concordia». «Anche l’armatore».
Le domande sono dell’avvocato Alessandro Maria Lecci, difensore del Comune di Isola del Giglio parte civile; le risposte sono di Stefano Iannelli, all’epoca del naufragio allievo ufficiale sulla Costa Concordia (e da poco terzo ufficiale di coperta). È stato chiamato a testimoniare dalla Procura per ricostruire quanto avvenuto quella notte sul ponte di comando, alle muster station, sulle scialuppe e a terra. E ha poi risposto alle domande degli avvocati di parte civile. Lecci ha voluto puntare il dito sul fatto che Costa Crociere avrebbe potuto sapere benissimo le rotte delle proprie navi e dunque valutare se fossero stati fatti “inchini” o comunque passaggi ravvicinati e navigazioni turistiche.
Perché quel sistema è a portata di clic e fa riferimento al sistema Ais: la rotta è seguita passo passo e la registrazione è ancora disponibile. Iannelli - ascoltato nel corso dell’udienza di ieri, solo al mattino, poco più di 2 ore e mezza - ha anche detto, come ha tenuto a ricostruire lo stesso Lecci a udienza terminata, che «la Costa Crociere ha telecamere collegate via web con tutte le navi, anche la Concordia. Anche su questo il teste Iannelli ha dato conferma».
Vero. Come è vero che Iannelli ha detto, rispondendo alle domande del pm Stefano Pizza, che il comandante Francesco Schettino era arrivato «da solo sul ponte» (senza Domnica) e che avrebbe detto una frase tipo «ho finito di navigare» una volta urtati gli scogli, poco dopo che Salvatore Ursino gli aveva gridato due volte che la nave stava sbandando contro gli scogli con la poppa.
Poi Iannelli era andato a soccorrere gli infortunati, come gli imponeva il suo ruolo di capo squadra Team A. «Furono chiamati 5-6 tango india (il codice di trasporto infortunati, ndr): c’erano passeggeri in crisi di panico, svenuti, con una caviglia slogata, comunque infortunati da cadute. Un panico legato all’urto. Sono stato impegnato per un’oretta, con l’altro allievo Calissi, il medico, l’infermiere e i barellieri: al ponte 4 vicino ai negozi, al ristorante di poppa, sul ponte delle lance dove c’era stato lo svenimento». Poi lo sbandamento, le lance che da sinistra non scendevano più, il passaggio a dritta con una catena umana, l’abbandono sulla scialuppa.
E Schettino? «Schettino era saltato poco prima di me», ha detto Iannelli, dopo che con Ursino aveva scostato a mano una lancia che non scendeva mentre l’acqua aveva sommerso anche il ponte 4. E sulla lancia dov’era il comandante? «Sul tetto, era asciutto come tutti noi sul tetto. Aveva una giacca diversa da quella della divisa». Voleva risalire, una volta sugli scogli? «Non lo so, ero a distanza. Dava indicazioni, parlava con Ambrosio ma non so cosa stesse dicendo».
«Non mi è stato mai chiesto di concordare dichiarazioni», ha detto Iannelli rispondendo all’avvocato Alessandra Guarini a proposito dei rapporti avuti con la compagnia. L’ufficiale ha spiegato di essere stato risarcito con 11 mila euro da Costa (il 31 gennaio successivo al naufragio) e con 1.500 da Inail. E ha ammesso di aver incontrato gli avvocati di Costa dopo l’interrogatorio in capitaneria nonché i responsabili di Carnival e gli assicuratori successivmamente.
La difesa di Schettino ha puntato molto sul comportamento del comandante, chiedendo attenzione sui tempi e le modalità. Rispondendo all’avvocato Domenico Pepe, Iannelli ha detto che il tono delle disposizioni date in plancia nei momenti di assunzione del comando era «normale». Ha aggiunto di non sapere se qualcuno aveva informato il comandante sulla presenza di passeggeri al momento della salita sulla plancia, quando Schettino aveva provato a dare ordini al timoniere «che era nel panico». Ha dato spiegazioni sul proprio comportamento nelle difficili fasi di ammaino delle lance (tre a sinistra non erano scese) quando è stato interrogato dall’avvocato Donato Laino. Ha intervallato però con molti «non ricordo» la sua ricostruzione di quella sera sia sugliorari sia nelle fasi di incontro con gli altri ufficiali ed è stato aiutato a ricordare dalle contestazioni delle varie parti su affermazioni contenute nei tre verbali delle sue sommarie informazioni, acquisiti al termine dell’udienza.
Oggi si riprende con Hudo Di Piazza e Tonio Borghero: si parla delle macchine della Concordia.
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