Attenzione
Irina, colf diventata volontaria Caritas
Il ritratto della donna uccisa dal suo compagno nelle parole dell’amica: «Era buona come poche, non doveva succedere»
GROSSETO. La maggior parte delle persone non l’hanno mai conosciuta da viva. Irina, come Francesca, per molti esiste solo attraverso gli altri, nell’evidenza delle loro reazioni alle loro morti. Francesca è stata uccisa e il suo corpo è stato nascosto. Ancora non si è trovato. Irina è stata strangolata dal suo compagno, quasi un mese fa. Il suo corpo è stato trovato dopo alcuni giorni da due cacciatori a Punta Ciana, sulla strada panoramica che disegna una curva tra Porto Ercole e Porto Santo Stefano. Irina e Francesca non erano coetanee, ma erano simili: bionde, belle. Buone, soprattutto.
Irina, fino ad oggi è stata raccontata da morta. Il suo cadavere mangiato dai cinghiali, le sue unghie ancora smaltate. Ma Irina ha avuto una vita a Grosseto che ha lasciato il segno nelle sue amiche. Nelle tante donne russe, ucraine, italiane che l’avevano frequentate. In una in particolare, che si era rivolta alla polizia, per segnalare la scomparsa della sua amica. Prima che il cadavere di Irina venisse trovato. Bionda, bellissima, decisa. «L’unica cosa che voglio - precisa subito - è ringraziare il poliziotto che mi è stato ad ascoltare e i carabinieri che hanno risolto il caso. E poi, a nome di tutte le donne straniere che vivono a Grosseto vorrei lanciare un appello, affinchè non ci lascino sole». Elena è ancora intontita dal dolore. Era amica di Irina da sei anni e nell’ultimo periodo, il loro rapporto si era fatto più stretto. Tanto da accorgersi se i messaggi sul cellulare che le arrivavano erano scritti o meno dalla sua amica. Ed è stata lei, dopo giorni di silenzio e di stranezze, dopo aver chiamato a lungo al cellulare dell’amica, a salire le scale della casa di Sergio Bertini per lasciargli una lettera sotto la porta di casa. Ed incontrarlo, la sera, prima di andare dai carabinieri a raccontare quello che si erano detti e soprattutto quello che aveva visto: i graffi sulle braccia di lui.
«Erano giorni che Irina non mi rispondeva - spiega - e quando mi sono arrivati quei messaggi scritti in italiano troppo perfetto, ho avuto paura e ho chiesto a Sergio se potevamo vederci». Erano troppe le cose che non tornavano in quella scomparsa. Il tecnico informatico arrestato con l’accusa di averla strangolata e poi gettata in quel dirupo all’Argentario, le aveva detto che Irina era andata a Roma all’ambasciata. «Ma perché, se doveva andare in un ufficio - si chiede - si era portata dietro una valigia ed era partita la notte?». Domande che la donna ha rivolto a Sergio, quando si sono incontrati davanti al Teatro Moderno. «È lì che ho capito che il suo racconto non tornava ed è lì che ho visto quei graffi sulle sue braccia - dice - era confuso e mi raccontava bugie». Elena ha avuto il coraggio e la forza di raccontare la sua preoccupazione alla polizia prima e di ripeterle ai carabinieri poi. Perché sapeva, lei, che quell’uomo negli ultimi mesi era cambiato e che la sua amica stava cercando di andare via, di tornare a Rostov dalla sua famiglia. «Il lunedì successivo al ritrovamento del corpo di Irina - dice - sarebbe dovuta partire per tornare a casa. Si era confidata con la sua mamma che le aveva detto che le avrebbe mandato i soldi per il viaggio». Sergio e Irina si erano conosciuti a un corso di balli latinoamericani. «Cercava l’amore vero e sembrava che lo avesse trovato - racconta - all’inizio lui era molto gentile, la portava a ballare e a mangiare la pizza. Poi però è diventato geloso, fino all’ossessione. E lei ha cominciato a spengersi». Nonostante tutto, Irina è andata avanti. In città, nonostante lavorasse come colf e badante e facesse le pulizie nelle case e negli uffici, aveva anche frequentato un corso per parrucchiera ed estetista. «Teneva tanto a sé - dice Elena - era molto curata. Poi però ha anche smesso di truccarsi, perché lui era diventato così geloso da impedirle quasi di farlo». Irina, quella gelosia non la capiva e aveva anche accompagnato Sergio più di una volta da una psicologa. Gelosia che veniva fuori nei momenti più disparati, che si scatenava soltanto per un sogno fatto la notte, quando la mente vaga. Sergio, poi, cercava conferme. «Quando l’ha buttata fuori di casa dopo l’ennesima lite - dice ancora - sono andata a prenderla. Lui cercava di giustificarsi con me ma non ho voluto parlargli». Sergio era meticoloso, metodico, preciso. Maniacale, secondo il racconto delle amiche di Irina. Ma lei, fino alla fine, sul suo cellulare lo ha tenuto registrato con il nome “amore”. Era buona Irina. Di quella bontà rara che riusciva a tenere insieme una vita difficile. Il lavoro e anche il bene per gli altri. «Nonostante la situazione che per noi non è facile - dice - aveva cominciato a fare volontariato alla Caritas, dove andava il lunedì». Il 14 avrebbe dovuto essere lì. Non si è presentata, era già morta.
@francegori
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