La manifestazione
«Guidarini morì sorpreso dal carrello»
Incidente nella fornace, depositate le motivazioni delle due condanne dei responsabili della Sanlorenzo Laterizi
GROSSETO. Quello della fornace Sanlorenzo Laterizi dell'8 aprile 2007 non è stato un suicidio. Non è stato un omicidio. Non è stato un comportamento abnorme. Massimo Guidarini «è stato colto di sorpresa dal movimento del carrello o perché aveva contato male i tempi rispetto alla partenza o perché, molto più probabilmente, era convinto che il carrello non sarebbe potuto partire. Ma è certo che il carrello è partito e lui c'era sopra». L'operaio è stato «forse disattento nel considerale le variabili automatico/manuale o superficiale nel calcolare i tempi del suo intervento». I responsabili dello stabilimento sono stati condannati perché «la colpa originaria è ovviamente quella di aver sottovalutato i rischi per la sicurezza del fuochista e di non averli approfonditi nel documento di valutazione dei rischi».
Sono questi gli aspetti salienti delle motivazioni adesso depositate dal giudice Giovanni Puliatti per le condanne di Flora Nencini, amministratore unico, a 1 anno e Luigi Nalesso, responsabile esterno del servizio prevenzione e protezione, a 6 mesi, imputati per omicidio colposo in relazione alla violazione delle norme di sicurezza. Una sentenza che ha anche assolto per non aver commesso il fatto Luciano Serretti, direttore dello stabilimento e responsabile tecnico, perché «non risulta che vi fosse stata una delega» di Nencini - sicuramente titolare della posizione di garanzia principale - a lui. Un aspetto che invece l'accusa (il pm è Salvatore Ferraro) aveva sottolineato e sul quale articolerà almeno una parte dell'impugnazione in appello già annunciata. Sul fronte opposto ma comunque finalizzato al ricorso lavorano già anche i difensori dei condannati (Risaliti, Giorgi, Formichini).
Ripercorsa la dinamica di quella notte e valutate le lesioni riportate, il giudice sgombera il campo dalle ricostruzioni delle difese e ritiene attendibile solo e soltanto quella del pm (sostanzialmente conformi quelle delle parti civili), che per le indagini si era avvalso della polizia di stato. Guidarini era intervenuto per risolvere un guasto ed era rimasto incastrato tra la parete del preforno e il carrello nella parte bassa, rimanendo straziato alla gamba sinistra dal movimento del carrello e morendo dissanguato. «Il momento fatale pare essere quello della strozzatura della parete della precamera verso la seconda porta, che comportava un effetto 'ghigliottina'». Il fuochista non è stato travolto dal carrello: vi era sopra. E il movimento improvviso gli avrebbe fatto perdere l'equilibrio. Non è un suicidio, scrive il giudice, perché l'uomo avrebbe caso mai dovuto porsi di fronte e non di fianco. Non è un omicidio: «chi mai poteva costringere una vittima cosciente sul fianco del carrello e fargli incastrare una gamba?». La perizia tossicologica dimostra che Guidarini non aveva assunto alcun tipo di sostanza.
E sicuramente l'operaio era solo. Non accolta la testimonianza in extremis che avrebbe voluto dimostrare la presenza della moglie nello stabilimento e il prolungamento della permanenza in fabbrica del collega del turno precedente: ricostruzione illogica, nota il giudice, non solo perché arrivata a tanti anni dall'incidente ma anche perché non si capisce come i due avrebbero potuto azionare i comandi. Solo «ipotesi di fantasia». Secondo Puliatti, è che «Guidarini su quel fianco del carrello ci sia andato volontariamente e da solo e - aggiungiamo - convinto di poter compiere l'escursione e tornare indietro senza problemi». Il carrello era sicuramente fermo, anche perché «chi mai sarebbe saltato su un carrello in movimento diretto verso l'inferno?».
I colleghi di Guidarini hanno «riferito che a volte intervenivano per risolvere le banali anomalie, senza ricorrere ai tecnici specialisti, e la finalità più probabile nella specie è quella sottolineata nella ricostruzione operata dal pm: un intervento veloce ritenuto e sicuro per rimettere a posto alcuni mattoni che si erano spostati». L'eventuale addebito per il fuochista sarebbe stato quello di non aver controllato se l'impianto fosse in automatico o in manuale. Un comportamento che comunque non sottrae responsabilità agli imputati, perché anche se le ispezioni degli enti vi erano state e non avevano comportato richiami, si è notata la mancanza di misure atte a «impedire che il lavoratore venisse a contatto con il carrello nel momento di ingresso e di spinta nella pre camera del forno», come quello chiamato "uomo presente", e di pulsanti di emergenza. A Guidarini non sarebbe poi stata fornita l'adeguata informazione sui rischi né la formazione.
Il giudice conclude affermando che nella valutazione della pena non si è fatto condizionare dalle immagini del ritrovamento del cadavere e che non ha riconosciuto "sconti" per presunti concorsi di colpa dell'operaio. Ciò anche nella valutazione del risarcimento, demandato al giudice civile, ma che vede già una provvisionale per i familiari.
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