La manifestazione
Sentenza choc, il Tar dà ragione a Sacra
Nella guerra del biogas di Capalbio, il giudice amministrativo condanna Provincia e Comune a un risarcimento milionario
CAPALBIO. Sentenza choc sulla vicenda del biogas a Capalbio da parte del Tar della Toscana: il Comune di Capalbio e la Provincia di Grosseto sono stati condannati a un risarcimento danni che si dovrebbe aggirare intorno ai 10 milioni di euro a favore della società Sacra. Nel 2011 la società aveva chiesto e momentaneamente ottenuto l’autorizzazione a costruire un impianto per la produzione di energia elettrica da biogas in località Origlio, salvo vedersela ritirare in un secondo momento.
Una decisione che tuttavia non permetterà la costruzione dell’impianto che aveva suscitato le proteste di gran parte della popolazione capalbiese (quest’ultima costituita in giudizio con alcune associazioni ambientaliste), ma causerà l’esborso di cifre milionarie di soldi pubblici da parte delle amministrazioni. I giudici, infatti, hanno specificato che le controparti potranno cercare un accordo per il risarcimento e che Sacra potrà avvalersi sia della presentazione dell’attestazione dei costi sostenuti, pari a circa 700 mila euro, che della certificazione dei mancati utili del progetto che avrebbe potuto porre in essere, pari a una cifra compresa tra i 9 e 13 milioni di euro.
Immediata la presa di posizione del proprietario della Sacra, Carlo Puri Negri, che ha commentato spiegando che «la sentenza certifica la correttezza del nostro operato, ma è andata perduta un’occasione per produrre energia pulita e coltivare tutta l’azienda. Spero adesso – ha detto- che il Comune sappia ritrovare l’equilibrio che in questa vicenda pare aver smarrito, e porre rimedio al gravissimo danno».
Parole che fanno presagire grandi richieste da parte del direttivo della società che ha insistito sul fatto che «il Tar ha accolto i ricorsi promossi, annullando il provvedimento della Provincia di Grosseto che aveva negato l’autorizzazione a realizzare l'impianto a biogas nel Comune di Capalbio, e respingendo tutte le censure delle associazioni ambientaliste, dei comitati e dei proprietari dei casali vicini all’area interessata. Le sentenze – continuano i rappresentanti di Sacra - hanno accolto sostanzialmente tutte le eccezioni, analizzando tutti gli atti delle amministrazioni che hanno preso parte all’iter autorizzativo e individuando precise responsabilità nell’illegittimo diniego, prima fra tutte quella del Comune di Capalbio, ritenuto il soggetto che ha, nella sostanza, prima rallentato pretestuosamente il procedimento e poi erroneamente indotto la Provincia a sancire il diniego alla autorizzazione. Il Tar ha infatti sottolineato l’infondatezza e la pretestuosità delle motivazioni poste a base della decisione, evidenziando come i fatti invocati dalla Provincia e dal Comune non fossero veri e che il Comune non avesse le prove scritte di ciò. Allo stesso tempo ha ritenuto assente “qualunque riferimento all’interesse pubblico” che giustificasse gli atti posti in essere. In ordine al contraddittorio atteggiamento del Comune di Capalbio – concludono - prima favorevole alla realizzazione dell’impianto e poi inspiegabilmente contrario tanto da diventarne l’affossatore, il Tar ha evidenziato come “il mutamento di parere da parte del Comune non appare sorretto da adeguata motivazione, piuttosto frutto di un mutamento di opinione circa l’opportunità del nuovo impianto derivante dalla pressione che alcuni proprietari di abitazioni nei pressi dell'impianto hanno senz’altro esercitato». Dunque una seconda bufera si abbatte in pochi giorni sull’amministrazione capalbiese del sindaco Luigi Bellumori: pochi giorni fa la mozione di sfiducia nei suoi confronti e ora questa decisione del Tar che condanna la Provincia per aver illegittimamente annullato la precedente autorizzazione, ma che di fatto bacchetta il Comune per il “contributo” dato all’approvazione dell’atto illegittimo.
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