La manifestazione
Resta invalida dopo l’intervento: risarcita
A una badante di Manciano l’Asl di Siena ha pagato 160mila euro per i danni a un braccio
MANCIANO. Era andata in ospedale per farsi togliere una ciste al gomito, ne era uscita con una forma di paralisi: in poche parole invalida. Conseguenze di una lesione avvenuta durante l'intervento, aveva stabilito una perizia del Tribunale. La Asl 7 di Siena ha preferito non andare in giudizio e ha risarcito la donna con 160mila euro per responsabilità medica.
La brutta avventura vede come protagonista una badante polacca oggi poco più che cinquantenne, abitante da qualche tempo a Manciano, dove lavora regolarmente. Nel luglio 2010 si era fatta ricoverare all'ospedale Alta Val d'Elsa di Poggibonsi, in ortopedia e traumatologia, per l'asportazione di una ciste, più in particolare un "ganglio sinoviale artrogeno del gomito destro". Quando ai primi di agosto la donna si era presentata al controllo concordato e quando le era stato rimosso il gesso, i medici si erano resi conto che qualcosa non era andato per il verso giusto, dal momento che la paziente non riusciva a muovere il braccio e la mano destra: come se fossero "morti". Il deficit era stato confermato da una visita in Polonia di quello stesso agosto e da un esame specialistico svoltosi al Misericordia nel settembre successivo. Non erano bastate le terapie a recuperare la funzionalità del braccio e della mano (obiettivo raggiunto solo in minima parte). E la badante si era ritrovata di fatto a non poter più lavorare.
Così si era rivolta a un avvocato, l'avvocato Barbara Chelli, con la quale aveva concordato un percorso preciso: una denuncia-querela nei confronti dell'équipe medica che aveva eseguito l'intervento a Poggibonsi, un procedimento di urgenza finalizzato a ottenere un accertamento tecnico preventivo volto a dimostrare l'eventuale responsabilità medica, nonché a quantificare i postumi già evidenziati da una consulenza di parte.
Il fascicolo è stato aperto davanti al Tribunale di Poggibonsi, che nel 2011 aveva incaricato un medico di Firenze: la dottoressa Gloria Manetti, esaminata la documentazione, aveva riconosciuto l'esistenza di "una grave lesione nervosa del nervo radiale", con sofferenza delle fibre motorie e in minor misura anche di quelle sensitive, che aveva interessato anche il nervo mediano e ulnare; il tutto era "ascrivibile all'atto chirurgico". Ne sarebbe stato responsabile il laccio pneumoischemico che applicato alla radice dell'arto avrebbe comportato la lesione dei tronchi nervosi.
Sull'esistenza della menomazione al braccio e alla mano d'accordo anche i consulenti di parte (Vuolo e Mandriani). Il consulente d'ufficio l'ha quantificata: invalidità permanente del 30 per cento con invalidità totale assoluta di due mesi e invalidità parziale al 50 per cento di quattro mesi, incidente sulla capacità lavorativa nella misura di un terzo della totale. La Asl 7 di Siena ha risarcito. (p.s.)
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