Il dolore
«Nel Pd voglia di cambiamento»
Angiolini, Bonazia e il caso Roccastrada: adesso lasciamo provare i giovani
ROCCASTRADA. Fanno ancora scalpore a Roccastrada e nelle frazioni le parole di Ilaria Fucili. L'ex segretario del Pd aveva sbattuto la porta, denunciando nei giorni scorsi una serie di disonorevoli comportamenti dietro i congressi svoltisi nel territorio. Ora le rispondono due giovani come lei, entrambi renziani.
«Quello che si è appena concluso - scrivono il neosegretario del circolo di Roccastrada Yuri Angiolini e Fabio Bonazia - è stato un congresso che, comunque lo si voglia guardare, ha messo in mostra una grande volontà di cambiamento. Fino a un anno fa, infatti, l'ala più riformista del Pd era minoranza assoluta, quasi costretta a lavorare ai margini. Adesso si parla di un risultato su scala provinciale appeso a una cinquantina di voti e addirittura di alcune affermazioni a livello locale. Di strada quindi ne è stata fatta e il bisogno di cambiamento inizia a essere avvertito ovunque».
«A Roccastrada - proseguono Angiolini e Bonazia - la politica delle gerarchie e delle oligarchie ha fatto il suo tempo. L'ascesa fatta registrare dall'ala renziana deve far riflettere su una cosa: il Pd è davanti a un bivio, all'ultima opportunità di scegliere se essere un grande partito di tutti, inclusivo, trasparente e aperto o continuare nella propria autoreferenzialità. Noi crediamo che per favorire un rinnovamento occorra prima di tutto rinnovare le idee, la concezione della politica, dell'impegno e dell'azione. Solo dopo vengono le persone e i nomi. Che poi questo venga declinato con una faccia piuttosto che un'altra non ci interessa».
«La Fucili ha ragione su un punto. Il fine ultimo della politica rimane la sintesi, lo strumento è il confronto. A Roccastrada all'unità si poteva arrivare in due modi: o sedendosi tutti intorno a un tavolo prima, con buon senso, per poi arrivare al congresso compatti, oppure mettendoci la faccia, discutendo a viso aperto e affidandosi al voto, che resta l'unico strumento davvero insindacabile. Il voto e il confronto non sono elementi disgregativi. Una classe politica matura, degna di andare poi a chiedere fiducia ai cittadini, deve recuperarle queste posizioni e deve riuscire a trasformare i diversi contenuti espressi in risorse. Questa è la sfida».
Infine Angiolini e Bonazia entrano nella questione tessere: «Ci sono delle regole e vanno rispettate, altrimenti è inutile metterle. Queste dicono due cose molto semplici: ci si può tesserare anche 10 secondi prima del voto ed è ammissibile farlo fuori sede fino al 10%. Non mi sembrano due elementi così complessi da verificare. E comunque noi siamo portati a vedere le tessere come una risorsa più che una minaccia… Un partito che ha l'ambizione di essere di tutti, deve accogliere con orgoglio l'allargamento della propria base e deve saper lavorare perché quelle tessere non rimangano un episodio sporadico, ma si trasformino in partecipazione, in proposte e idee».
Infine i giovani. «La nostra convinzione è quella che il vento di novità che in questi mesi è soffiato grazie ai comitati Renzi, all'azione disinteressata di molte persone inizi a dare i propri frutti. La speranza è quella che i giovani vengano lasciati liberi di provare a dare il proprio contributo, liberi anche di sbagliare».(g.b.)
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