Il dolore
Il pentimento di Bertini confidato al cappellano
Il tecnico informatico sta cominciando un percorso di ravvedimento Qualche mese fa aveva trascorso alcune settimane in Russia con Irina
GROSSETO. Un rito esoterico per farsi raccontare da un santone quello che sarebbe stato il suo futuro. Una previsione che, letta dopo quello che è successo nell’appartamento di via Ansedonia, potrebbe spingere anche chi non crede a fare un atto di fede: «È un vampiro, ti succhierà le energie». Parole che a distanza di due settimane dall’omicidio di Irina Meyntser, risuonano nella testa delle amiche della donna. E in quella di Sergio Bertini, il compagno della colf, che ha ritenuto quel particolare così importante da essere ripeto ai sostituti procuratori Laura D’Amelio e Marco Nassi, al procuratore capo Francesco Verusio e al giudice per l’udienza preliminare Marco Bilisari durante la convalida del fermo dell’uomo.
Irina e Sergio, la scorsa primavera, hanno passato circa un mese in Russia. Un viaggio che doveva servire alla coppia per rimettere insieme i cocci di quella relazione che più volte si era rotta. Tra marzo e aprile, le amiche di Irina l’avevano vista disperata. Sergio, almeno in un’occasione, era arrivato anche a buttarla fuori di casa. Un mese lontano da Grosseto poteva portare loro un po’ di serenità. Lo hanno pensato entrambi e sono partiti. È durante quel viaggio che la coppia avrebbe poi incontrato il santone che ha celebrato una sorta di rito esoterico. Una sorta di previsione di un futuro descritto con parole forse bislacche. Ma che alla fine, non è stato troppo distante da quello che è successo. Basta cambiare qualche aggettivo. Bertini non è certo un vampiro. È un uomo, che ha stretto le mani intorno al collo di Irina. Poi l’ha spogliata, l’ha avvolta in una coperta e ha cominciato a girare per la città prima e per la provincia dopo fino ad arrivare alla strada che porta a Punta Ciana, dove si è disfatto del corpo della donna che aveva amato. Irina è stata trovata dai cacciatori. Il suo corpo è stato scoperto soltanto per il cattivo odore della morte. L’avrebbero mangiata i cinghiali, altrimenti, e forse quel cadavere di una donna bionda non sarebbe più stato trovato.
Il suo compagno, quando si è trovato di fronte al corpo, all’obitorio del Misericordia, l’ha riconosciuta subito dal colore dello smalto delle unghie. Un dettaglio che ha messo di fronte agli occhi dell’uomo tutto l’orrore che aveva compiuto nel suo appartamento.
E ora, giorno dopo giorno, il tecnico informatico schivo e riservato, la consapevolezza di quello che ha fatto è sempre più chiara e più netta. Si è rivolto al cappellano del carcere, questa volta. A don Enzo Capitani, che in via Saffi si prende cura delle anime che hanno perso la strada. Quella di Bertini, da ora in avanti, sarà tutta in salita e lui lo sa: più volte ha manifestato dolore per quello che ha fatto, dicendo di voler fare qualcosa per gli altri. Imparare a darsi agli altri, restituire un po’ di bene alle persone, dopo essersi alzato al livello di giudice supremo: quello capace di decidere della vita e della morte altrui.
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