Il Tirreno

Grosseto

«Marina non vive più, siamo pronti alla serrata»

di Maurizio Bernardini
«Marina non vive più, siamo pronti alla serrata»

Dopo i previsti aumenti della Tares i negozianti firmano un appello al sindaco: «Vogliamo un’assemblea pubblica. Solo tasse e in inverno zero servizi»

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MARINA DI GROSSETO. Non ce la fanno più: nella morsa della crisi e schiacciate da una pressione fiscale ai limiti del banditesco le piccole imprese, quelle che hanno fatto la storia del Paese, stanno morendo. Ma in Maremma c’è chi non vuol sentirne di arrendersi e chiudere bottega.

Gente che ha sgobbato una vita e che adesso si trova dentro un incubo da cui vuole svegliarsi: «Siamo pronti a tutto, anche a una serrata. Abbiamo raccolto molte firme e chiediamo al sindaco un incontro pubblico».

A parlare è una commerciante (hanno firmato anche molti residenti) di Marina. Lì, nella frazione balneare, la crisi si sta facendo sentire come e più che altrove. In poche ore una cinquantina di negozianti hanno scelto di sottoscrivere l’appello. Si parla anche di servizi a dir poco carenti. «Abbiamo bisogno di parlare con il Comune e di trovare soluzioni».

Prima a finire sul banco degli imputati è la Tares. Le tariffe, approvate a metà ottobre dal Comune, sono tutt’altro che rassicuranti: c’è da pagare più di prima, a volte addirittura il quadruplo. «Per noi è improponibile» dicono i firmatari della petizione. E in effetti il balzo è enorme. Questo anche a causa del mancato passaggio, negli anni scorsi, dalla tassa (Tarsu) alla tariffa (Tia). Ma occhio, la faccenda rischia di divenire nulla rispetto allo spettro Tasi: così come è concepita adesso, la nuova tassa inserita nella legge di Stabilità si preannuncia come l’ennesima sanguisuga destinata a lavorarsi la pelle degli esercenti.

Ma la norma è ancora in discussione nei palazzi romani e il peggio potrebbe essere evitato. Una cosa è certa: con questi chiari di luna Marina non può vivere con il solo lavoro estivo: «D’inverno – dice uno dei firmatari della petizione - siamo pochi. Tanti colleghi hanno chiuso e non riapriranno con la bella stagione. Tra questi ci sono anche proprietari di botteghe che c’erano da molti anni: non ce la facevano più».

Cosa fare? «La gente non spende nelle grosse città, figuriamoci a Marina o Principina. Servirebbero sgravi sulle diverse tariffe comunali dedicati a chi rimane aperto tutto l’anno. Altrimenti conviene stare chiusi e si risparmia in luce e spese per il personale. Qui il rischio è che muoiano anche altre attività a breve. Si spera sempre di rifarsi d’estate e tenere botta d’inverno, ma siamo al limite». Ma la fotografia scattata da commercianti e residenti di Marina non parla solo di tasse. Nella lettera che oggi piomberà sulla scrivania del sindaco c'è anche un punto dedicato a quelle che vengono definite «Carenze assistenziali necessarie».

Sì, perché per ogni tassa che viene pagata c’è (o ci dovrebbe essere) un servizio offerto. «Eppure noi non li vediamo: i vigili d’inverno non ci sono. Non abbiamo un’ambulanza, né un’illuminazione adatta a rendere sicure le strade e a scoraggiare i delinquenti. Siamo costretti a chiamare in continuazione chi di dovere per cercare di far rimettere a posto i lampioni: sembra di vivere in perenne punizione».

Rincara la dose un altro esercente: «Qui i politici vengono solo sotto elezioni. Non dico di volere Marina come Rimini, vorrebbe dire snaturarla. Ma non si può neppure essere abbandonati. Il paese è sporco e trascurato».

Ora la palla passa al sindaco: sarà lui a dover fissare l’assemblea pubblica e offrire qualcosa di più di una speranza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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