Il Tirreno

Grosseto

La crisi è feroce ma le imprese tengono

di Enrico Pizzi

L’Istituto Tagliacarne disegna una provincia che mantiene comunque i livelli di occupazione e investimenti

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. «Temevamo che sarebbe andata peggio».

Questa espressione sintetizza le parole con cui sia il presidente della Camera di commercio di Grosseto, Giovanni Lamioni, che il responsabile dell'istituto Tagliacarne, Paolo Cortese, hanno commentato i dati dell'analisi congiunturale relativa all'andamento dell'economia in provincia di Grosseto nel primo semestre di quest'anno. La situazione non è rosea, il fatturato perde il 6,6% e la produzione cala del 7,2%, dato sostanzialmente in linea con il primo semestre del 2012, quando il fatturato era sceso del 6,5%.

Le imprese, però, tengono sul fronte dell'occupazione e degli investimenti, sempre molto bassi, come denuncia il dato sugli impieghi bancari, ma stabili, e soprattutto dall'indagine svolta dall'Istituto Tagliacarne emerge che lo scorso anno erano state il 60% delle imprese intervistate a denunciare un calo del fatturato, mentre quest'anno la riduzione dei fatturati interessa il 53,3% delle aziende. C'è da aspettare l'andamento del secondo semestre, ma ci sono i presupposti per poter dire che la caduta verticale che si era temuta lo scorso anno nel 2013 si è fermata.

I settori produttivi in cui si evidenziano le maggiori difficoltà sono il commercio, che perde il 16% di produzione e il 13,5% di fatturato e il turismo che ha un calo del 10% della produzione e dell'8,8% del volume di affari. Perdite nella media per il settore delle costruzioni e dell'agricoltura, che evidentemente sembrano avere già dato negli anni passati, mentre è sostanzialmente stabile il manifatturiero.

Nell'ambito dei servizi, che complessivamente perdono circa l8% di produzione e e il 7% di fatturato, la flessione più consistente è quella dei trasporti con quasi il 14% in meno di fatturato. Il volume d'affari – è ormai una costante dei rilevamenti congiunturali – è fortemente legato alle dimensioni dell'impresa: le aziende con oltre 21 addetti, infatti, non subiscono variazioni, mentre perdono fatturato le imprese più piccole, quelle da 1 a 9 addetti (-7,3%) e quelle da 10 a 10 addetti (-6,3%).

Un dato che, a prima vista, potrebbe far preoccupare è l'inversione di tendenza relativa all'export. Negli ultimi anni la provincia di Grosseto era stata caratterizzata da una crescita delle esportazioni più elevata che nel resto della Toscana e del Paese, ma nel primo semestre di quest'anno gli scambi commerciali dalla Maremma verso l'estero sono calati del 5,1% contro la perdita dello 0,5% a livello nazionale. Nell'insieme, però, gran parte della perdita è dovuta al calo delle esportazioni del settore chimico (-17,9%), mentre l'agroalimentare vede aumentare la propensione all'esportazione del 18,5%.

E in quest'ottica va considerato che proprio l'export, in provincia di Grosseto presenta margini di miglioramento, dal momento che solo il 3,8% delle imprese si è rivolto ai mercati stranieri nel primo semestre di quest'anno. Il rilevamento è stato effettuato a settembre, quando era ormai quasi a metà corsa il secondo semestre del 2013 e le imprese avevano già beneficiato dell'andamento della stagione turistica.

Per questo le previsioni per il secondo semestre non sono a tinte così fosche. Si parla, infatti, di una inversione di tendenza della produzione, ma soprattutto del fatturato ed è il settore turismo, insieme al commercio, a ipotizzare le performance migliori, mentre nel manifatturiero è l'agroalimentare a diffondere un po' di ottimismo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze