Sicurezza
Ex Mabro: fumata nera I giudici prendono tempo
Rimandata al 21 novembre la decisione sull’ammissione al concordato Il collegio non ha concesso ad Abbigliamento Grosseto al proroga richiesta
GROSSETO. Nessuna proroga. E nessuna decisione. È finita così la giornata di attesa delle donne e degli uomini della Mabro che ieri mattina si sono trovati di nuovo davanti al tribunale dove era attesa la sentenza sull’ammissione al concordato di Abbigliamento Grosseto. Sentenza che è stata rimandata al 21 novembre. Senza però che alla società venisse concessa la proroga che ieri, alla scadenza dei termini per la presentazione della documentazione aggiuntiva, era stata richiesta.
Nulla di fatto, almeno per ora. Per capire la decisione che verrà presa dal collegio dei giudici (Michele Addimandi, Vincenzo Pedone e Marco Mezzaluna), bisognerà aspettare un’altra quindicina di giorni. E in questo modo, gli scenari possibili restano tutti aperti.
Il 21 novembre, in tribunale, è stato convocato il legale rappresentante della società. E per quella stessa data l’avvocato Lorenzo Calvani chiederà la fissazione dell’udienza per la dichiarazione dello stato d’insolvenza. Dichiarazione che dovrebbe, poi, aprire l’iter per l’ammissione alla Prodi bis, così come richiesto dai sindacati, Cgil in testa, e dalle istituzioni.
«Ci aspettavamo una decisione che non è arrivata - dice Nadia Perino della rappresentanza sindacale della Mabro - e ora non possiamo fare altro che aspettare ancora. L’azienda è morta e la nostra speranza è che il giudice ci convochi prima di prendere una decisione». La scelta più conveniente per la Mabro, secondo i rappresentanti dei lavoratori della Cgil, sarebbe quella della prodi bis. «In questo modo - aggiunge Perino - con il commissariamento della società si potrebbe tranquillamente rimettere in trasparenza l’azienda ed estirpare le radici marce che ci sono».
Sono più di cento le pagine che compongono il corpo del piano industriale presentato dall’amministratore unico di Abbigliamento Grosseto, Maurizio Santoro, al giudice. Numeri, cifre e prospettive che dovrebbero convincere i giudici ad ammettere la società al concordato. Tutta la documentazione è ora sotto gli occhi dei giudici che dovranno verificare la conformità di tutte le certificazioni richieste dalla procedura di concordato, a partire dall’asseverazione. Una sorta di parere tecnico di un professionista che abbia appunto già verificato cifre e numeri contenuti nel piano presentato ai giudici.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google