Sicurezza
Spara e uccide un cane «È un uomo distrutto»
Parla il capo squadra del Bozzone che ha organizzato la battuta a Cacciagrande «Non è un grilletto facile, ha scambiato davvero Argo per un cinghiale»
GROSSETO. Ha aspettato l’arrivo dei carabinieri, chiamati da Simonetta, con il fucile abbassato, lasciato per terra, da una parte. Ha dato subito ai militari i suoi documenti. Poi si è chiuso in un pianto dirotto, nel rimorso di chi ha fatto un errore che non può rimediare. Domenica non ha imbracciato il fucile. È rimasto a casa. «Non è un grilletto facile, è una persona per bene che ha fatto un errore. Le do la mia parola». La parola data è quella di Moreno Serini, il capo squadra del Bozzone. C’era anche lui sabato pomeriggio all’Ampio, quando il suo compagno, doppietta esperta del gruppo, ha caricato il fucile ed esploso quel colpo che ha ucciso Argo. «Una cosa ci tengo a dirla, però. Non andiamo in giro a sparare ai cani. Sabato non è successo questo, in quel terreno». Moreno conosce il sessantacinquenne che ha sparato al pastore tedesco, uccidendolo. Soprattutto, Moreno era a Cacciagrande, sabato pomeriggio, e da quando è stato sparato quel colpo, non si è più allontanato dal suo compagno.
«Capisco il dolore del proprietario del cane - dice - ma la ricostruzione fatta non combacia con quella resa dal nostro compagno di squadra ai carabinieri. Nessuno di noi si è nascosto, nessuno si è allontanato. Il mio compagno ha sparato contro un cespuglio, il cane era entrato lì. Lo ha visto a pelo lungo, scuro e di grossa taglia e l’ha scambiato per un cinghiale». È solo una questione di metri a fare la differenza tra il racconto di Rolando, il proprietario di Argo, e quello dei cacciatori. «Si trattava di una distanza di almeno quindici metri - dice - e comunque, il cane era molto più in avanti, da solo. Il proprietario è arrivato dopo. Qui non si tratta di dare giustificazioni a quello che è successo ma solo di ricostruire i fatti».
La squadra che era a caccia sabato all’Ampio è quella del Bozzone. Le doppiette indossavano i giubbotti rifrangenti e avevano segnalato tutti gli accessi all’area nella quale si sparava. «Quando il proprietario del cane ha cominciato a gridare - racconta - siamo andati tutti lì, ma Argo si era già allontanato. Era scappato a casa. Come potevamo noi aiutarlo a soccorrerlo?».
Non c’è alcuna polemica nelle parole di Serini. C’è una tragedia, quella di un cane ucciso con un colpo di fucile e il dolore del suo proprietario.
Ma c’è anche la difesa di una passione, quella per la caccia, che riguarda tantissimi maremmani. La Lav, con il suo presidente Giacomo Bottinelli, ieri ha tenuto a precisare che l’associazione «è contraria alla caccia in sé, non solo allo sparare in maniera indiscriminata». Serini, che è il capo squadra del Bozzone, ha una visione differente. «Continuiamo a domandarci come sia stato possibile - dice - soprattutto perché durante le nostre battute vengono rispettate tutte le normative per cacciare in sicurezza. Io ho visto piangere questa persona e sinceramente credo che sia profondamente ingiusto criminalizzarlo».
Un errore che è stato fatale ad Argo, colpito alla mandibola e poi addormentato per sempre, sabato sera, alla clinica veterinaria Grosseto nord. «Quello che era successo, il fatto che il cane fosse morto - aggiunge il capo squadra del Bozzone - l’ho saputo domenica mattina perché l’ho letto su Facebook. Con noi nessuno si è più fatto vivo dopo l’incidente».
Ogni squadra di cacciatori ha un consiglio direttivo. «Al di là di quello che deciderà la procura - spiega Serini - noi abbiamo la possibilità di avviare un procedimento disciplinare. Quando si riunirà il consiglio lo decideremo. Ma della buona fede del nostro compagno di squadra non abbiamo alcun dubbio. Ha sparato perché era convinto di avere davanti a sè un cinghiale. Non ci divertiamo noi cacciatori, ad uccidere i cani».
@francegori
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