Sicurezza
Nove ore a digiuno poi l’operazione salta
L’odissea di una donna che doveva subire un intervento: denuncia al Tribunale del malato
FOLLONICA. Nove ore di attesa per un'isterectomia, a digiuno e con il diabete. Paola Patati, follonichese, decide di non fare più l'operazione, firma e torna a casa.
La rabbia dei familiari e della paziente è tanta per quanto accaduto il 23 ottobre scorso al Misericordia di Grosseto: dopo un anno dalla visita da un ginecologo privato, con la pre ospedalizzazione fatta a marzo scorso, finalmente la signora Patati pochi giorni fa è stata chiamata per subire l'intervento diventato necessario a causa di un prolasso completo uterino. Fin qui niente di strano, a parte i lunghi tempi di attesa. La doccia fredda è arrivata il giorno dell'operazione.
Una volta arrivata alle 7.30 di mattina la follonichese ha sbrigato le pratiche dell'accettazione poi è iniziata l'interminabile attesa. «Mia moglie è diabetica ma nessuno le ha fatto le analisi del sangue per riscontrare i livelli – spiega il marito – Alle 10.30 insieme ad altri tre pazienti è stata accompagnata al reparto di chirurgia generale. Le hanno dato un letto e una camera condivisa con un'altra signora che poi verso le 11.30 è stata chiamata per l'operazione: passavano le ore e nessuno andava a vedere come stesse mia moglie considerato che era a digiuno ed essendo diabetica poteva avere episodi di ipoglicemia». Il pomeriggio ancora nulla: quando alle 14.30 viene accompagnata in camera l'altra signora dopo l'operazione, la Patati chiede informazioni all'infermiera che le risponde che di lì a breve sarebbe arrivato il medico. «Alle 15 ancora non si era visto nessun dottore e così abbiamo iniziato a innervosirci ancora di più: dopo mezz'ora è arrivato il medico che non sapeva neppure che cosa dovesse fare mia moglie. Io e mia figlia eravamo allibiti e arrabbiati e abbiamo chiesto la spiegazione di un tale atteggiamento e lui ci ha risposto che per motivi organizzativi l'intervento sarebbe slittato entro le prossime 48 ore. Alle 16 nessuno ancora si era preoccupato che mia moglie fosse digiuna e così ce ne siamo andati». Mancanza di comunicazione. Un fatto grave per la famiglia che si rivolgerà al Tribunale del malato. «La direzione aziendale e di presidio si scusano con la paziente – spiegano dall'Asl - precisando di essere già a conoscenza di quanto accaduto e di aver già avviato le verifiche per capire cosa fosse avvenuto all'origine dello spiacevole episodio che l'ha coinvolta. Nel frattempo - proseguono - è stata nostra cura chiamare la signora e metterle a disposizione soluzioni alternative, benché non risolutive del disagio subito, specificando che, seppur di rado, purtroppo questo eventi possono verificarsi». (p.v.)
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