Lutto
Lettera al figlio del soldato del secolo scorso
All’isola del Giglio la famiglia Rum legge le parole di Stefano, morto a Somma Lombarda nel 1916
«Amatissimo figlio Giovanni, benché piccolo ed innocente bambino, tuo padre, tanto lontano, che forse a rivederlo non lo riconosceresti, vuole darti un consiglio che terrai a memoria fino a che avrai conoscenza: per tutta la vita ubbidisci alla tua mamma, siile fedele e affettuoso non mancando mai ai suoi detti, rispetta i vecchi e aiuta i poveri, adempi i tuoi doveri verso il prossimo e verso la tua Patria». È l’inizio della lettera che il soldato gigliese Stefano Rum fece recapitare al figlio Giovanni. Correva l’anno 1916 e il militare era nel suo letto di morte dopo essere stato gravemente ferito a Somma Lombarda.
I suoi familiari, ieri mattina, l’hanno letta in piazza Gloriosa a Giglio Castello e in piazza della Dogana a Porto, durante la celebrazione del 4 novembre all’isola del Giglio. Davanti ai rappresentanti delle forze armate e alle istituzioni, le parole scritte da Stefano al figlio Giovanni, che allora aveva solo 4 anni e al suo fratellino che ne aveva 2 poco prima di morire, sono risuonate durante la celebrazione. «Questo sarà un mio ricordo, un mio testamento se la sfortuna a me toccasse di non rivederti assieme a mamma ed al tuo caro fratello - scriveva quasi un secolo fa Stefano Rum - e ti raccomando di dare anche a lui i dovuti consigli quando sarai nell’essere di conoscenza. Ma se la fortuna mi assi ste per poter ritornare sarà e dovrà restare conservata questa carta come una memoria eterna nell’avvenire. Con la penna non posso dirti quanto soffre il tuo genitore per sé e per la sua».
Sono state deposte le corone ai caduti alla presenza dei rappresentanti delle associazioni dei Combattenti, dei Marinai d’Italia, della Banda Enea Brizzi, e di una delegazione delle scuole. «Le vicende del naufragio che hanno interessato le nostre coste hanno dimostrato l’alto senso civico di una popolazione che, come ha detto il premier Letta, “ha rappresentato il vero volto e l’orgoglio del Paese”». Con queste parole il sindaco Sergio Ortelli ha aperto la cerimonia del 4 novembre sull’isola. «La pace è conseguenza del lavoro delle forze armate - ha proseguito Ortelli - ma soprattutto frutto dei nostri comportamenti di tutti i giorni, anche in una piccola comunità come la nostra». Una giornata significativa soprattutto per gli studenti «future generazioni che non ci stanchiamo mai di appassionare alla vita sociale da cui spesso rimangono distanti e isolate».(f.g.)
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