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primo presidente eugenio monaci

Le origini sull’Amiata assetata di collegamenti

CASTEL DEL PIANO. La Rama di cui questo 2013 si celebra il centenario, nasce amiatina. La Rete automobilistica maremmana amiatina (questo il significato dell’acronimo), l’azienda che gestisce il...

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CASTEL DEL PIANO. La Rama di cui questo 2013 si celebra il centenario, nasce amiatina. La Rete automobilistica maremmana amiatina (questo il significato dell’acronimo), l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale in Maremma e sull’Amiata fu tenuta a battesimo davanti al notaio Gino Nasimbeni, a Siena, proprio da alcuni maggiorenti della montagna e delle colline: Antonio Rotellini, di Castel del Piano, Gino Aldi Mai di Manciano, il cavalier Eugenio Monaci di Castel del Piano, Giovan Battista Bernardini di Pitigliano, Gino Santucci di Castel del Piano, Francesco Giannelli di Castel del Piano e Paradis de Carrozzo di Genova.

Il primo presidente fu Eugenio Monaci, sebbene il maggior azionista, con 500 azioni delle 1000 che erano, le detenesse il Rotellini, e direttore tecnico fu Bernardini. Rio Tonelli, dirigente della Fiat Amiata auto di Castel del Piano, che era stato invitato nel comitato organizzatore del centenario, sa bene chi fossero i casteldelpianesi che vollero fortemente la nascita di questo servizio e perché si piccarono a realizzarlo: «C’è da dire - rammenta Tonelli - che l’Amiata ha sempre avuto sete di collegamenti. Lo dimostra il progetto di ferrovia, poi non realizzata, che doveva collegare i paesi della montagna alla stazione di Monte Amiata, il quale fu fatto redigere dal cavalier Monaci, proprietario di un rinomato pastificio che dava lavoro a 40 persone e di un mulino a cilindri spettacolare, che si trovava a Castel del Piano. Fu lui che costruì la prima centrale idroelettrica accendendo la luce pubblica a Castel del Piano e nei paesi vicini».

«Ma il suo pallino - aggiunge Tonelli - erano i collegamenti: e quello che non potè fare con la ferrovia, dai costi troppo alti, lo realizzò con la Rama, che garantì il raccordo fra tutti i paesi della montagna e poi con passaggi successivi, fra l’Amiata e la città di Grosseto e oltre».

Tonelli spiega che anche Antonio Rotellini era un possidente di Castel del Piano: «Era suo il podere di Montoto, ad esempio, ma soprattutto Rotellini era presidente del consorzio agrario di Siena e dunque vedeva, anche per l’agricoltura, la necessità di collegamenti adeguati. C’era voglia di non restare isolati e la Rama fu subito quella “carrozza senza cavalli” adatta al bisogno delle comunità della montagna».

D’altra parte, prima della Rama, la gente di montagna viaggiava a piedi o al più col calesse o il somaro e il mulo. E i vetturali che portavano vino o legna a Firenze o a Roma o a Siena, caricavano di rado qualche passeggero. Così, chi arrivava alla stazione di Monte Amiata, per giungere a destinazione al suo paese, doveva farsi a piedi parecchi chilometri.

I primi anni del ‘900 costituirono per l’Amiata una stagione di grande fervore, ricorda ancora Tonelli, «e la carrozza senza cavalli, col suo colore azzurrino, diventò il simbolo di una stagione di apertura , di possibilità di muoversi, per uomini e merci. La comunicazione, insomma, come linfa e lievito dello sviluppo economico del comprensorio».

Il clou delle manifestazioni programmate sul Monte Amiata è in programma a primavera con quella che viene chiamata “La Festa del Riconoscimento”, un evento dedicato alle origini amiatine dell’azienda e ai suoi dipendenti, spiegano gli organizzatori, per rinsaldare il legame tra lavoratori e territorio.

Fiora Bonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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