La manifestazione
Farmacie, appello di Sel e M5S
«La gente venga in consiglio l’11». Ma Bonifazi tira dritto: «Troppo tardi, non torniamo indietro»
GROSSETO. Tra mozioni, scioperi, repliche e una piccola conta: continua il caos sulla vendita delle farmacie comunali. Ieri Movimento5Stelle, Sel e sindacati sono tornati a tuonare contro l’amministrazione, ma il sindaco Bonifazi non molla. L’appuntamento è al prossimo consiglio, previsto per lunedì 11 per il quale c’è un appello alla partecipazione dei cittadini. Lì si andrà alla conta e arriveranno i nomi dei 5 esperti chiamati a esprimersi sull’ammissibilità del referendum.
Mozioni. «Tutto l’iter referendario – dice Cristina Citerni, Sel – rischia di essere invalidato dalla fretta del Comune di vendere le farmacie. Sono in corso atti amministrativi contrastanti (referendum e bando), serve sensibilità e coerenza politica». È per questo che Sel e 5stelle ribadiscono l’idea di portare nel prossimo consiglio due mozioni: «Chiederemo la sospensione della vendita, in attesa dello svolgimento del referendum. I cittadini – ribadisce ancora la Citerni – sono la parte debole in questa storia. Non possono incidere sui tempi dell’affare, ma il Comune può decidere quelli della vendita». E poi: «I lavoratori delle farmacie non sono tutelati. Siamo al paradosso, con bandiere rosse in piazza del Duomo e un’amministrazione di centrosinistra arroccata nel palazzo». Intanto il capogruppo 5Stelle Giacomo Gori denuncia rallentamenti: «In Comune ci hanno chiesto di trovare risorse per coprire l’eventuale mancata vendita. Ma noi stiamo chiedendo solo la sospensione dell’atto, in attesa che si pronunci la gente. Pure la convocazione del consiglio è slittata. Comunque le mozioni ci sono: senza quelle sarebbe stato difficile arrivare a un eventuale ricorso al Tar».
Scioperi. Cgil, Cisl e Uil confermano: il 13 novembre, in concomitanza con lo sciopero nazionale contro la legge di Stabilità, i sindacati scenderanno in piazza. A Grosseto la manifestazione sarà dedicata soprattutto al caos farmacie: «Non sono state previste garanzie sufficienti per il mantenimento delle condizioni occupazionali, normative ed economiche del personale a oggi presente» dicono. Ecco dunque la scelta di proclamare «Lo stato di agitazione» in attesa dello sciopero per l’intera giornata del 13.
Repliche. Anche ieri, durante una lunga telefonata, il sindaco ha ribadito la sua posizione: «Nell’adunanza del 20 marzo 2013 il consiglio comunale ha approvato due atti d’indirizzo sulle farmacie. In quella seduta si è aperto alla possibilità della vendita. Non c’era ancora nessuna decisione e chi voleva poteva far sentire la propria voce con un referendum». Insomma, per il capo della giunta adesso è tardi. «Lo dico con il massimo rispetto delle diverse posizioni e di chi si sta muovendo per il referendum. La maggioranza non si è insediata da sola, siamo stati eletti e abbiamo l’onere e l’onore di decidere. Ci prendiamo le nostre responsabilità. D’altra parte siamo davanti ad atti non più preliminari, dunque si tratterebbe di andare ad abrogare un qualcosa e questo non è possibile. Per esercitare tutti quelli che sono gli strumenti partecipativi occorre intervenire nei tempi giusti». Sì, ma fermare la vendita e attendere l’esito della votazione? «Non è possibile, l’amministrazione ha preso impegni anche con altri soggetti (c’è un atto di co-vendita), dunque potrebbe essere sottoposta a richieste di risarcimento. Non possiamo certo aspettare 6 o 7 mesi. Se l’iter referendario fosse partito a marzo non ci sarebbero state le successive delibere». E sui lavoratori delle farmacie dice: «Le tutele ci sono. Pure sui contratti. E durano tre anni. Il Comune non può garantire tutele a vita. È anche interesse dei privati tenere di conto il gruppo di lavoro».
La conta. Sulle mozioni si va alla conta. La maggioranza vanta 20 consiglieri su 32. Servirebbero 5 “malpancisti” per far saltare il banco (e forse non solo quello). Qualche fermento, dentro un piddì reduce da un lacerante congresso, c’è. Così come qualcosa si muove in altre forze riformiste. Ma alla fine i numeri dovrebbero premiare la determinazione della maggioranza e far svanire il referendum.
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