Sicurezza
«Ha preso la mira e sparato al mio Argo»
Identificato e denunciato il cacciatore che ha ucciso un pastore tedesco sabato pomeriggio in un terreno all’Ampio
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Argo aveva il pelo lucido dei cani tenuti in casa, aveva gli occhi buoni, dei pastori tedeschi che offrono fedeltà, aveva la lingua rosa degli animali che la utilizzano per dare baci ai padroni. Argo era il cane di Rolando, regalato dai figli per il suo sessantesimo compleanno. Argo aveva sei anni e sabato sera è morto, dopo che un cacciatore gli ha sparato, qualche ora prima, scambiandolo per un cinghiale.
Ora Rolando lancia un appello: «Spero che questo serva di lezione a chi gira armato. Ero a poca distanza da Argo, quel proiettile avrebbe potuto colpire me. Con un fucile in mano, bisogna stare attenti».
È sabato pomeriggio, quando il sessantaseienne che vive con la moglie all’Ampio decide di andare a fare due passi con Argo nel suo podere. Dal suo terreno entra in quello confinante, dove c’è un oliveto. La zona si chiama Cacciagrande. Rolando e Argo camminano fianco a fianco, come ogni giorno. Quando, all’improvviso, il padrone del pastore tedesco vede un uomo alla posta alzarsi, imbracciare il fucile e prendere la mira. «È stato un attimo - racconta - non ho fatto in tempo nemmeno a chiamare Argo, a gridare». C’erano pochi metri tra Argo e l’uomo che ha fatto fuoco. Sei, sette. Non di più. «Si è avvicinato e si è scusato, dicendomi che era convinto che si trattasse di un cinghiale - aggiunge Rolando - poi non mi ha nemmeno dato una mano a soccorrere Argo». La mandibola del pastore tedesco è stata portata via dal proiettile. Argo, ferito e impaurito, si è allontanato da quell’uomo che aveva fatto fuoco per uccidere un animale, che aveva trovato una scusa per giustificarsi di fronte a Rolando, ma che non aveva avuto nemmeno il garbo di soccorrerlo. «È tornato a casa da solo - aggiunge Rolando - io sono arrivato subito dopo. Non riuscivo a trovarlo, l’ho chiamato e lui è sceso dalla terrazza. Non aveva più la mandibola, quindi l’ho caricato in auto e portato in clinica a Grosseto». Argo non si è salvato. In serata è stato sottoposto a eutanasia. Argo è morto, e mentre nella clinica veterinaria Grosseto nord cercavano di salvarlo, la moglie dell’uomo, Simonetta, ha chiamato i carabinieri. E ieri pomeriggio, insieme a Giacomo Bottinelli, presidente provinciale della Lav, il proprietario di Argo ha denunciato ai carabinieri il cacciatore che ha sparato contro il cane. Lui, quasi coetaneo di Rolando, è stato identificato subito dai militari che sono intervenuti all’Ampio.
Ieri pomeriggio Rolando, insieme a Bottinelli, è tornato a Cacciagrande. «L’ho detto anche ai carabinieri - dice l’uomo - è impossibile che il cacciatore non ci avesse visti. Stavamo camminando sull’argine della diga, che è rialzata. Lui ha sparato nella direzione opposta. «I cacciatori - dice - devono seguire delle regole. E in quel terreno dove spesso ci sono le doppiette, il fucile si punta nella direzione opposta. È lì infatti che vengono spinti i cinghiali, non dove ero io con Argo. Su quel terreno c’è una rete che separa un podere privato dalla zona di caccia e noi eravamo al di qua della recinzione. Vorrei davvero essere sicuro che non lo abbia fatto apposta, sarebbe inaccettabile».
Argo non c’è più, sarà cremato. Rolando è Simonetta sono rimasti senza l’amico più caro, senza il compagno più fedele. «Il cacciatore invece rischia l’arresto fino a due anni - dice il presidente della Lav Giacomo Bottinelli - Noi ci costituiremo parte civile in questo procedimento se quell’uomo dovesse essere rinviato a giudizio. Ma una volta per tutte, bisogna smettere di sparare a caso in questo modo».
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