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Nuova tegola dai condizionatori

Nuova tegola dai condizionatori

Smaltimento gas fluorurati: regole modificate, artigiani in difficoltà

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GROSSETO. D’improvviso l’Unione Europea “scopre” che i gas fluorurati, i cosiddetti “gas a effetto serra” contenuti nei condizionatori d’aria di case e auto, sono inquinanti. E, dal nulla, impone una severa normativa che non solo obbliga installatori, carrozzerie e tutti quelli che trattano i gas a sborsare migliaia di euro per sostenere corsi di formazione, prendere patentini e fare aggiornamenti. Ma classifica il rifiuto come “pericoloso”, introducendo un meccanismo tutto nuovo per lo smaltimento.

Una trafila burocratica che non piace alla Camera nazionale del lavoro che, in una nota, lamenta il peso – economico e organizzativo – per i suoi associati e per tutti i professionisti.

Gli operatori interessati al recupero dei gas fluorurati hanno dovuto acquisire una certificazione per poter operare sugli impianti contenenti o destinati a contenere i gas a effetto serra, cioè per rimuovere e sostituire il gas.

Le nuove norme impongono alle imprese e agli installatori termoidraulici di iscriversi a un registro nazionale e certificare l’azienda e i singoli operatori, pena la sospensione dell’attività. La sola Cna della provincia di Grosseto ha registrato centonovanta operatori e centocinquanta imprese e cinquanta meccanici.

«Grazie all’iniziativa di Cna – spiega Alessandri – sia i corsi di preparazione che le prove di esame si sono potute svolgere a Grosseto, evitando agli interessati i costi e il disagio di spostamenti che, in alcuni casi, li avrebbero portato addirittura fuori regione.

Risolto questo problema, però, ne è sorto un altro. Il gas fluorurato è considerato un rifiuto pericoloso e la responsabilità del suo smaltimento, spiega Alessandri, cade per definizione, sempre su colui che ha effettuato l’intervento. «Da ciò, ovviamente, consegue una lunga serie di adempimenti e obblighi quali la tenuta del registro di carico e scarico rifiuti (vidimato dalla Camera di commercio, su cui annotare entro dieci giorni dalla sua produzione il relativo rifiuto); l’allestimento del deposito temporaneo; il formulario di identificazione dei rifiuti.

Alla luce di tali disposizioni, spiega la Cna, «l’immissione in atmosfera dei suddetti gas configura uno smaltimento non autorizzato di rifiuti. Di conseguenza, visto che si tratta di rifiuti pericolosi, le sanzioni previste determinano il ricorso a procedimento penale».

Insomma, non c’è da scherzarci troppo. «Per tutti questi motivi – conclude Alessandri – e vista la delicatezza della materia, gli interessati sono invitati a contattare gli uffici dell’associazione per ricevere sia le informazioni che l’assistenza necessaria».

Per le informazione ci si può rivolgere alla sezione Ambiente e sicurezza della Cna che risponde all’emai: c.sgherri@cna-gr.it e al numero di telefono 0564 471217.

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