Il dolore
Le immagini inedite della Grosseto devastata dall’alluvione
Il fango portato dall’Ombrone spalato via dai negozi. Ecco come la città reagì al disastro di quasi 50 anni fa
Sono passati quasi cinquanta anni ma la disastrosa alluvione del 4 novembre 1966 è un ricordo ancora vivo per tanti grossetani. Lo tengono vivo anche le foto. Quelle contenute nei libri di Luciano Bianciardi e Pilade Rotella e di Claudio e Giacomo Bottinelli, ad esempio. E quelle che invece sono magari rimaste nei cassetti e hanno avuto una diffusione limitata.
Come quelle che ha raccolto negli anni un appassionato di storia e documentazione della vita grossetana, Guido Caciagli, e che pubblichiamo nelle due fotogallerie (FOTO / 2). Si tratta di immagini che in parte appartengono al centro di documentazione dei Vigili del fuoco creato nel 1965 con proprio su iniziativa di Caciagli (che è un ex vigile) e dell’allora comandante, l’ingegner Vincenzo Lorito, e che in parte costituiscono lo sterminato archivio di Foto Giomi: «Stavo cercando del materiale proprio per i vigili del fuoco, una ventina di anni fa - racconta Caciagli - e chiesi a Duilio Giomi, che aveva il negozio in via Tripoli, se aveva qualcosa da farmi vedere. Ne rimasi sorpreso. Ci sono scene che non avevo mai visto. Gli originali sono in diapositiva, ne ho ricavato varie decine di stampe, che potrò utilizzare per una pubblicazione sulla storia del comando dei Vigili del fuoco a Grosseto».
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Nella loro drammaticità, non sono sostanzialmente diverse da quelle già conosciute, perché le scene rappresentate non possono essere diverse: l’acqua, il fango, i soccorsi, il fiume che si ritira, il sole che torna, la faticosa ripresa di una vita normale. Ci sono però angoli di Grosseto che difficilmente, o molto raramente, si sono visti pubblicati. Giomi aveva girato con la macchina fotografica al collo per i punti più colpiti, entrando nei negozi devastati dalla furia dell’Ombrone che aveva rotto gli argini e allagato soprattutto la zona sud della città.
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Il flash aveva immortalato chi era al lavoro nelle proprie botteghe per gettare via la merce inservibile, per provare a lavare gli oggetti sugli scaffali, per ripristinare i macchinari sommersi dalla melma. Per provare a salvare il lavoro di una vita. In queste foto ci sono negozi oggi scomparsi, altri trasformati, altri ancora sono attività tutt’oggi esistenti. Ci sono i volti tirati di chi era consapevole di aver subito un danno enorme. E ci sono i volti sorridenti di chi comunque si era rimboccato le maniche con spirito di solidarietà, per aiutare chi era in difficoltà. E quest’ultimo è un tratto distintivo della gente di Maremma.
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