Il Tirreno

Grosseto

Analisi sull’auto Nessuna traccia dopo il lavaggio

di Francesca Gori
Analisi sull’auto Nessuna traccia dopo il lavaggio

I rilievi dei carabinieri dei Ris sul fuoristrada di Bertini Quando lo fermarono l’auto era stata appena ripulita

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GROSSETO. Ci sono alcune cose, nell’omicidio di Irina Meyntser, che il suo compagno Sergio Bertini, arrestato con l’accusa di averla strangolata sul letto della loro camera, nella casa di via Ansedonia 65, dovrà chiarire. perché ad esempio, il fuoristrada Hyundai Terrano che l’uomo avrebbe utilizzato per far sparire vil corpo della sua compagna non presentasse alcuna traccia di sporco, nonostante che in Maremma il tempo non fosse dei migliori. Nonostante che quando è stata fermato, la pioggia fosse caduta. Il suo fuoristrada, però, era lindo. Era pulito, senza alcun traccia di terra, fango o polvere. Un fatto, questo, che aveva attirato l’attenzione degli investigatori che lo avevano fermato.

Ieri, le sue due auto, il fuoristrada e una berlina, sono state analizzate dal reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri di Roma. Gli specialisti hanno prelevato campioni di ogni tipo per stabilire dove e in quale posizione, ad esempio, sarebbe stato trasportato il cadavere di Irina fino all’Argentario. I militari sono convinti che il cadavere della donna, avvolto in una coperta, fosse stato sistemato nel bagagliaio dell’auto. Poi, in quella notte d’orrore durante la quale il disegno delle gomme dell’auto di Bertini ha mangiato lingue d’asfalto delle strade della provincia, il tecnico informatico avrebbe gettato, durante il tragitto, la coperta nella quale era avvolto il corpo di Irina e i suoi abiti in due diversi cassonetti. Bertini non ricorda in quali. E anche se la memoria non lo avesse tradito, sarebbe stato difficile per i militari trovare qualcosa.Tra qualche giorno il compagno di Irina, che ha raccontato al giudice di averla strangolata dopo l’ennesima scenata di gelosia, potrebbe essere ascoltato ancora una volta dal giudice. Su una cosa sembra che non ci sia, per ora, alcun dubbio: Bertini avrebbe fatto tutto da solo. E nel palazzo di via Ansedonia nessuno dei condomini avrebbe sentito la coppia litigare e nemmeno la donna gridare mentre lui le stringeva le mani intorno al collo. Eppure, su quel letto, Irina ha lottato. Ha cercato di divincolarsi riuscendo anche a graffiare Sergio alle braccia, per sciogliersi da quell’abbraccio di morte al quale lui la stava costringendo. Irina non ce l’ha fatta e Sergio, per non deludere chi lo conosceva ha cercato di cancellare l’orrore che si era appena compiuto in quell’appartamento dove da più di un anno viveva con la donna. Ha cercato di far sparire quel corpo e poi ha provato a cancellare le tracce anche di quella scomparsa. Ha inscenato un viaggio a Roma che la donna non aveva mai fatto. Era già morta quando il quarantasettenne è andato nella capitale in treno, facendosi immortalare dalle telecamere della stazione Roma Ostiense con il trolley e la busta che conteneva anche il cellulare della sua convivente.

Tutto il castello di carta che aveva messo in piedi è crollato. E al prossimo appuntamento con il giudice, forse, sarà in grado di fornire qualche dettaglio in più.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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