Il Tirreno

Grosseto

Spari e botte, terrore in gioielleria

di Elisabetta Giorgi
Spari e botte, terrore in gioielleria

In via Oberdan due banditi puntano la pistola contro il titolare, esplodono due colpi e fuggono, è caccia all’uomo

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GROSSETO. Pochi minuti di terrore puro. Ore 11 di ieri, via Oberdan, siamo a un centinaio di metri dalla Prefettura. Due banditi a volto scoperto entrano in un’oreficeria di Grosseto. Si blindano dentro con due clienti atterrite - due donne più un bambino nel passeggino - e sparano due colpi. Picchiano violentemente il titolare, rubano soldi e fuggono a piedi. È l’inferno che non ti aspetti, quello che si scatena come nulla fosse in una città tranquilla, in pieno centro e in pieno giorno. Un giorno terribile su cui la Polizia indaga: è caccia “all’uomo”.

È una mattina di sole e file d’auto sfilano in buon ordine verso il centro storico quando Fabrizio Colosi, 44 anni, grossetano, apprezzato artigiano orafo, è a lavoro al numero 42, “Oro idea”. Ha tirato su le saracinesche di buon’ora, come sempre. «Lavora da quando aveva 14 anni», dice la moglie Alessandra Origlio, scioccata. Da lui entrano due signore: una più anziana, col passeggino e un bimbo; e una più giovane che chiede di vedere un anello. Colosi mostra la merce quando due rapinatori entrano spacciandosi forse per “fattorini”. Lì fuori hanno piazzato un carrello con alcuni scatoloni vuoti: nastro adesivo marrone, la scritta “made in China”. Uno stratagemma per non dare nell’occhio fingendo di portare qualcosa. Uno dei due suona il campanello e Colosi apre. Uno sconosciuto entra e chiede. «Lei compra oro?». No, risponde Fabrizio. «Non compro oro». Allora quello fa la mossa di andarsene, ma in realtà apre la porta al compagno, che forse fatto da palo e che a quel punto entra. A questo punto sono in due, pronti ad entrare in azione. Almeno uno è armato di pistola e la sfodera: partono 2 (pare) colpi davanti alle clienti terrorizzate. La più giovane d’istinto scappa. «Mi sono rifugiata in uno sgabuzzino», racconta lei, mentre l’anziana è atterrita. Il bimbo sul passeggino scoppia in un pianto a dirotto, disperato. È il terrore puro e Colosi riceve il calcio della pistola in testa e un pugno in bocca. Nasce una colluttazione: spunta pure la pistola dell’orafo, che (pare) è intercettata e requisita dalla coppia di malviventi. I due fuggono quindi col bottino, che, ancora da quantificare, è portato via dalla cassa e quasi certamente anche dalla cassaforte, mentre le vetrine non sarebbero state toccate. Le telecamere, a quanto pare, erano ko da tempo. Intanto il negoziante riesce a chiamare i soccorsi. Preme col dito il pulsante “antirapina” collegato alle forze dell’ordine, e in un attimo arriva la Polizia con la squadra Mobile, la squadra Volanti e la Scientifica per i rilievi. Sul posto anche i carabinieri e le guardie giurate dell’Iggm, pure loro collegate con l’allarme dell’orafo. È caccia all’uomo. Si setaccia la strada, si cercano testimoni, si indaga sulle vie di fuga - forse i banditi sono scappati a piedi nella strada che fa angolo, via Gorizia, per poi raggiungere un’auto posteggiata chissà dove - E quel punto il marciapiede si riempie di folla incredula, il negozio è transennato. «È il Far west”, dicono tutti mentre Colosi è caricato su un’ambulanza e finisce in ospedale, al Pronto Soccorso dove gli viene suturato il labbro e sarà dimesso alle 16,15. Va poi in Questura per riferire quel che è successo. «È confuso», dice la moglie che aveva ricevuto la telefonata verso le 11,10. «Fabrizio mi ha detto: sono stato rapinato ma sto bene». Nel pomeriggio lui stesso è tornato in negozio per un sopralluogo, per mostrare i dettagli di una mattinata di terrore, la cui dinamica è invia di ricostruzione: da capire bene la traiettoria dei proiettili rimbalzati in un ambiente angusto. I malviventi potrebbero essere italiani e nei negozi a fianco, in queste settimane, potrebbero aver già fatto visita. Le forze dell’ordine sono a lavoro fitto anche su questo.

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