Riparte l’attività di pesca Ma la richiesta è in calo
MONTE ARGENTARIO. Riparte l’attività di pesca all’Argentario, dopo il mese di fermo biologico programmato dalle autorità nazionali, con i pescherecci di Porto Santo Stefano e Porto Ercole che da due...
MONTE ARGENTARIO. Riparte l’attività di pesca all’Argentario, dopo il mese di fermo biologico programmato dalle autorità nazionali, con i pescherecci di Porto Santo Stefano e Porto Ercole che da due giorni sono tornati in mare per sfidare i venti della crisi economica nazionale.
Una ripartenza che dovrà subito fare i conti con i costi elevati e con la bassa valutazione del pescato di questo periodo dell’anno in cui anche ristoratori e commercianti hanno un minor richiesta di prodotto. Eppure il settore della pesca professionale è uno di quelli portanti per l’economia del promontorio, grazie al quale sono più di 200 le famiglie che vivono grazie ai proventi di questo antico mestiere. Le ditte del settore della pesca iscritte attualmente alla Camera di Commercio sono 52, tra grandi e piccole, ma solamente le barche di pesca a strascico sono state soggette al blocco del mese di ottobre: circa 35 paranze, tra i due porti argentarini, che impiegano un centinaio di pescatori. Ad essi si aggiungono gli addetti alla vendita, al funzionamento delle aste, i meccanici, gli “acconciatori” delle reti che costituiscono un piccolo esercito che vive dietro questo antico mestiere. Un lavoro duro, con orari particolari, in cui le nuove generazioni non sono molto propense a impegnarsi, ad eccezione di coloro che appartengono da generazioni alle famiglie impegnate nel settore.
A Porto Santo Stefano esistono poi due aste pubbliche per il commercio del pescato, una della famiglia Manno ed un’altra, quella comunale presso la banchina Toscana, che viene gestita dalla cooperativa Sant’Andrea, un raggruppamento più piccolo ma da sempre impegnato nel commercio del pesce. E sono proprio alcuni membri di questa realtà a segnalare le difficoltà del settore: «Quello del pescatore, purtroppo, è un mestiere che sta andando in declino – spiegano – dopo le demolizioni che sono state fatte nei primi anni 2000 non c’è più stato ricambio. Noi siamo una piccola realtà con sei pescherecci ma abbiamo sotto controllo il polso della situazione che è fortemente influenzato da prezzi di mercato e costi di produzione. Riaprire a novembre è sempre difficile, perché il pesce costa poco, c’è meno richiesta e si deve aspettare Natale per veder risalire i prezzi che diventano buoni solo nell’estate. Purtroppo però i costi rimangono sempre uguali, il gasolio e la presenza di una legislazione sempre più restrittiva non ci aiutano: basti pensare che persone che fanno da decenni questo mestiere senza livelli elevati di istruzione, da due anni sono state costrette ad usare il tablet per comunicare giornalmente il pescato alle autorità. Una questione che crea non poche difficoltà proprio perché di giovani non ce ne sono molti».
Dunque la tradizione marinara del Monte Argentario è sempre di più a rischio, il mondo della pesca intorno a cui ruotano molti racconti oltre alla vita di tante persone potrebbe subire ulteriori ridimensionamenti. Ultima speranza l’iniziativa del Comune di creare il “tavolo blu”, un osservatorio sui problemi del settore che potrebbe in qualche maniera lenire le ferite più grandi a questo antico mestiere. (s.z.)
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