La manifestazione
Caccia al cinghiale, via alla stagione
Da oggi circa seimila doppiette in 130 squadre saranno sul territorio. Dalle associazioni l’invito alla prudenza
GROSSETO. Oggi, primo novembre, come accade da sempre, è il primo giorno di caccia al cinghiale in Maremma.
Circa seimila doppiette si ritroveranno al rialto, suddivise in 130 squadre (ogni anno aumentano gli imparentamenti e le fusioni), per avviare ufficialmente la stagione 2013-2014 che si concluderà il prossimo 31 gennaio.
I report sui capi abbattuti nella stagione venatoria 2012-2013 parlano chiaro e sono impressionanti: tra il 1 novembre 2012 e il 31 gennaio 2013 i cinghiali uccisi risultano in totale 24.261.
Gli irsuti, sempre secondo una ricerca eseguita dall'amministrazione provinciale, sarebbero oltre 100 mila distribuiti su 450 mila ettari di superfici. Negli ultimi anni c’è stato un incremento in fatto di uccisioni. Nel 2012-2013 circa tremila unità in più rispetto all’annata venatoria precedente.
Ma vediamo il dettaglio: 7.913 (mille in più del 2012) le teste cadute nell'atc 6 Colline Metallifere. 6.409 nell'atc 7 e 2.834 nell'atc 8 zona sud. Nelle aziende faunistiche venatorie i cinghiali uccisi risultano invece 3.818, in aziende agrituristico-venatorie 197; 232 i contenimenti. Infine 2.858 le prede eliminate in singolo.
Venendo alle squadre, la più prolifica ancora una volta, è stata l’anno passato Monterotondo (Il Randagio), seguono Ravi e Caldanese. Tutti sodalizi dell'Atc 6. Nell'atc 7 dominano i Draghi di Santa Fiora (265 cinghiali ko), seguiti da La Sughera (228), mentre nella zona sud ottime performances per la Nuova Squadra di Semproniano (251) e Pitiglianese (205 prede).
Il fucile, dicevamo, da oggi torna quindi a essere, per molti, un inseparabile compagno di vita. Nei prossimi tre mesi la Maremma sarà battuta in lungo e in largo. Obiettivo: riequilibrare, per quanto possibile, il rapporto sbilanciato tra gli ungulati e le altre specie che vivono i nostri boschi.
Federcaccia calcola che ogni anno, solo in provincia di Grosseto, si spendono oltre due milioni di euro solo per le attrezzature indispensabili a questa pratica, per non parlare dell’indotto legato soprattutto alla ristorazione, ma anche all’accoglienza degli ospiti che scelgono la Maremma per il loro sport preferito. Un fenomeno di massa che mantiene immutato il suo fascino e coinvolge anche i più giovani.
Da noi la forza dei cacciatori continua ad essere l'osservanza di leggi non scritte, una serie di comportamenti seguiti con scrupolo sugli esempi dei più vecchi.
Eppure molto può essere ancora fatto sotto il profilo della sicurezza. La cronaca recente insegna che la maggior parte degli incidenti avvengono in circostanze fortuite, e non per sviste. Il riferimento è alle cosiddette palle vaganti, deviate da sassi, tronchi d'albero o dagli stessi animali. Ci sarebbe molto da dire, allora, sui fucili a canna rigata e quelli a canna liscia, sulle gittate, sulle modalità di tiro. Per cominciare è bene seguire i consigli di un capocaccia preparato, muoversi al fianco di bracca, poste e canai con esperienza.
Inevitabile, quindi, la solita raccomandazione, l'invito alla prudenza e al rispetto delle altre specie che convivono nei boschi con il cinghiale. La nostra speranza, di nuovo, è quella di non dover registrare episodi di cronaca extravenatoria: incidenti, denunce e liti.
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