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Tatuaggio alla minorenne Assolto il centro estetico

Tatuaggio alla minorenne Assolto il centro estetico

MASSA MARITTIMA. È bastata una semplice lettera tatuata sul suo giovane polso a scatenare il pandemonio. Prima i genitori sono andati su tutte le furie quando hanno visto quel segno sulla loro figlia...

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MASSA MARITTIMA. È bastata una semplice lettera tatuata sul suo giovane polso a scatenare il pandemonio. Prima i genitori sono andati su tutte le furie quando hanno visto quel segno sulla loro figlia ancora minorenne, accusando il tatuatore di lesioni personali; non bastasse, hanno ribadito la denuncia quando è apparso del rossore intorno alla lettera. Un’infiammazione. Solo che non è stato fatto un solo certificato medico che collegasse il rossore alla lettera, e il tatuatore è stato assolto perché «il fatto non sussiste».

Tutto parte nel 2007 da un centro estetico di Massa Marittima, dove un giorno arriva una ragazza, all’epoca 16enne. Vuole farsi un tatuaggio sul polso, una lettera A grande solo pochi centimetri, e viene accontentata.

I genitori però non la prendono bene, anzi. Dopo aver rimproverato la figlia, decidono di denunciare il centro, visto che alla minore non è stato chiesto se avesse il consenso dei genitori, tratto in inganno dalla fisionomia della ragazza.

Lo ammette anche il tribunale che «le caratteristiche fisiche della ragazza fossero tali da potere indurre l’imputata a considerarla una persona maggiorenne e, quindi, da escludere l’invocato obbligo di chiederle i documenti».

Una legge regionale che obbliga i tatuatori a chiedere ai giovani se hanno il consenso dei genitori c’è, in effetti, ma è entrata in vigore a fine 2007 e non è chiaro il giorno preciso (non ci sono ricevute né altro) in cui è stata fatta la piccola A. In questo modo la prima sessione d’accusa s’è risolta in niente. Ma non finisce qui.

La famiglia (anche la ragazza infatti, diventata intanto maggiorenne, ha deciso di seguire i genitori per la loro strada), rappresentata dall’avvocato Marco de Stasio, ha portato sui banchi del tribunale anche la «successiva manifestazione infiammatoria nella zona interessata al tatuaggio, che veniva sottoposta alle cure di una crema». Solo che non hanno pensato di portare anche una certificazione sanitaria che collegasse le due cose. Tanto è bastato per assolvere il centro estetico, difeso dall’avvocato Bruno Leporatti. (a.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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