Il dolore
Stangata case Peep «Partiranno quattrocento ricorsi»
Le famiglie coinvolte nel “pasticciaccio” di Villa Pizzetti affilano le armi, il Comune studia soluzioni meno devastanti
GROSSETO. Quattrini, possibile voragine di bilancio e l’ombra di contenziosi: dalle parti di villa Pizzetti è caos aree Peep. Ora, mentre l’opposizione incalza e la gente trema, il Comune cerca una difficile via d’uscita. Ci sono 8 milioni di euro e spiccioli che saluteranno le casse comunali e andranno nelle tasche di due proprietari terrieri: espropriati dall’ente pubblico con una cifra ritenuta insufficiente, si sono rivolti alla Corte d’appello di Firenze e hanno avuto ragione. Da piazza del Duomo saranno costretti a pagare e, per evitare il disastro finanziario, rifarsi su cittadini e cooperative coinvolte.
Ma perché tutto questo? Anzitutto perché la chiusura delle pratiche comunali arrivò dopo che la Corte costituzionale aveva emesso, nell’ottobre 2007, una sentenza che gonfiava le valutazioni dei terreni oggetto di esproprio. Da quel momento, concetto poi ripreso dalla Finanziaria del governo (2008), per gli enti pubblici venire in possesso di aree in cui insistono proprietà private è divenuto ben più oneroso: il terreno deve essere pagato a prezzo di mercato.
Alle famiglie non resta che tirare fuori i quattrini, in virtù di quella benedetta clausola “salvo conguaglio” indicata negli atti d’acquisto delle abitazioni. Ma pensare che 400 capofamiglia si frugheranno in tasca e andranno a pagare zitti zitti la differenza loro chiesta (tra i 12 e i 25mila euro) pare fantascienza.
«Lo scenario più probabile? L’avvento di 400 cause. Sarà questo _ dice un bene informato _ il risultato dei decreti ingiuntivi». Da parte sua l'assessore al bilancio, Paolo Borghi, ieri non ha risposto al telefono. Ma in Comune c’è chi si sta muovendo per alleggerire la batosta: c’è la deliberazione d’indirizzo che spinge l’ente verso un ricorso alla Cassazione, ma solo per ottenere una riduzione della cifra pari al 25 per cento. C’è anche l’ipotesi di coinvolgere alcuni istituti di credito in una sorta di mini mutui agevolati da concedere alle famiglie che dovranno sostenere la spesa. Ma in gioco ci sono anche (e soprattutto) le cooperative che hanno messo in piedi gli appartamenti popolari e che sono legate da vincolo di solidarietà con i compratori. Oggi tremano anche loro.
Dalle parti del Pizzetti hanno lavorato in molti, soprattutto la Serenissima, Cograe e Nuova Grosseto. Ed è proprio durante una riunione dei soci di quest’ultima che, quindici giorni fa, si è discusso dei rimborsi. C’è chi è tornato a chiedere una soluzione politica della faccenda. Si è parlato di case ancora da vendere e di un intero indotto in ginocchio tra fornitori da pagare ed eventuali negozi da aprire (al Pizzetti è prevista un’area servizi). Si è discusso di eventuali rateizzazioni, ma la perplessità è sempre la stessa: come farà la gente a pagare? E perché chi ha acquistato una casa popolare deve ritrovarsi a dover fare i conti con un conguaglio enorme?
Uno dei punti di domanda più pesanti è legato alla valutazione del terreno: per molti, gli 8 milioni di euro sarebbero una cifra sproporzionata, fuori da ogni logica di mercato. Eppure quelle dimensioni il Comune le conosceva già da tempo e le indicava, ieri come oggi, corrette. Intanto c’è chi parla di eventuali gare d’appalto (per nuove zone Peep) da dedicare alle cooperative che dovranno accollarsi _ al posto delle famiglie _ il maxi debito.
Intanto arriva la bordata di Fabrizio Rossi, capogruppo di Fratelli d’Italia: «Non è accettabile che 400 famiglie che intendevano comprare la prima casa a costi economici si trovino a pagarla a un prezzo addirittura superiore al mercato. Troppe stranezze avvolgono le aree Peep. Rammento il Fosso dei Molini e il caso Falzea (esposto alla Corte dei conti per danno erariale di 9 milioni di euro). C’è poi l’area Peep di via De’ Barberi, dove campeggia un “relitto” in cemento armato da anni e i lavori sono fermi per i problemi del Consorzio Etruria: anche in quel caso tante persone speravano di avere una casa, ma hanno trovato una “causa” in tribunale».
Per tutti questi motivi Fratelli d’Italia ha chiesto la convocazione urgente della quinta commissione (controllo e garanzia). Una soluzione dovrà spuntare fuori. In ballo ci sono 400 famiglie, cooperative e bilancio comunale. Un bel guazzabuglio.
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