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Grosseto

l’intervento

«Prevenzione per combattere la sopraffazione degli uomini»

GROSSETO. La suggestione del giornalista Luca Telese, conduttore della trasmissione Matrix che due sere fa si è occupata del caso di Irina, probabilmente non è troppo lontana dalla realtà. Della...

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La suggestione del giornalista Luca Telese, conduttore della trasmissione Matrix che due sere fa si è occupata del caso di Irina, probabilmente non è troppo lontana dalla realtà. Della donna uccisa a Grosseto, nel suo appartamento, e poi gettata in un dirupo, la stampa nazionale non si è occupata. «È stata approvata una legge sul femminicidio - ha detto il conduttore - e quindi non c’è più bisogno di raccontare queste storie». Irina Meyntser a Grosseto era venuta per lavorare.

«La storia di Irina è una triste storia, così come quella di molte altre donne morte ammazzate, sui marciapiedi, in casa, per strada, davanti ai tribunali, tutte o quasi ad opera di mariti, fidanzati, conviventi o ex mariti, ex fidanzati conviventi - scrive Anna Guidoni, responsabile Politiche sociali dell’Arci - e spesso poi, si parla di troppo amore. È quindi abbastanza chiaro come, accanto a una sottovalutazione delle caratteristiche di genere di questi delitti, vi è però, diffusa, serpeggiante una sorta se non di assoluzione, certamente di giustificazione, fino, qualche volta, alla colpevolizzazione della donna. Lo voleva lasciare, oppure aveva un altro e lui poveretto non ha sopportato il dolore dell'abbandono». Per la responsabile dei servizi sociali dell’Arci, spesso si va a cercare le cause di omicidi come quelli di Irina, altrove. «Tutte queste donne uccise - prosegue Guidoni - hanno camminato fianco a fianco al loro assassino. L'essenza stessa della violenza contro le donne, che è violenza di uomini contro le donne, si manifesta come negazione della libertà nei confronti dell'essere femminile. Se la donna che si considera propria reclama la sua libertà, di vita e di scelta, se decide di recidere  il legame che considera troppo stretto o semplicemente non giusto per lei,  scatena meccanismi di violenza cieca in chi non sa accettare di essere rifiutato. E la gelosia non è l'unico motore di questa ira  ma voglia di dominio e sopraffazione trasformano questa ira in volontà di annientamento». Che fare, di fronte a una situazione come questa? Per la responsabile Politiche sociali dell’Arci la risposta è la prevenzione. «Serve cultura del rispetto - dice - difficile da trovare in un modello nel quale le donne sono mercificate ovunque. E quando accade l'ennesimo femminicidio, come quello della povera Irina, anche una cittadina come la nostra si riscopre attratta dagli orrendi, squallidi particolari della storia senza che nessuno si interroghi sulle cause profonde di eventi come questi e su cosa si possa fare per rimuoverle. E intanto la lista delle tante, troppe Irina continua ad allungarsi ogni giorno che passa».  

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