Sicurezza
Irina ha cercato di difendersi da Sergio
di Francesca Gori
GROSSETO
Cellule che compongono frammenti invisibili a occhio nudo. Cellule di tessuto, probabilmente di pelle, che raccontano una storia diversa da quella messa nero su bianco nell’interrogatorio di garanzia di Sergio Bertini, l’uomo di 47 anni arrestato per l’omicidio della sua compagna, Irina Meyntser. Cellule che verranno confrontate con quelle raccolte ieri dai carabinieri nel carcere di via Saffi, dove il tecnico informatico è stato sottoposto a tampone. A lui è stato prelevato un campione di saliva il cui dna verrà confrontato con quello che sarà estratto dal materiale organico trovato sotto le unghie di Irina.
Una delle svolte nell’omicidio di Punta Ciana potrebbe quindi arrivare proprio da questi risultati. Altri invece, sono attesi dalle analisi che verranno fatte oggi dai carabinieri del Ris di Roma, che analizzeranno ogni centimetro dell’abitazione di via Ansedonia, dove la coppia viveva.
Bertini ha raccontato al gip Marco Bilisari di aver abbracciato con troppa forza la sua compagna. Un racconto che non coincide con la scoperta fatta dal medico legale che ha trovato quelle tracce di pelle sotto le unghie di Irina. Si è difesa. Si è divincolata e lo ha graffiato. I segni di quella lotta disperata per salvarsi la vita, i militari li avevano visti quando Sergio si è presentato alla caserma per denunciare la scomparsa di Irina. Le braccia erano segnate e anche il suo collo. Ma il 16 ottobre, quando Bertini si è trovato davanti al maresciallo che ha preso la denuncia di scomparsa di Irina, ha raccontato di essersi fatto quei graffi lavorando in ufficio.
Bertini ha cercato di tenere nascosta la verità il più possibile, fino a quando non è stato trovato il corpo di Irina gettato in un dirupo lungo la strada Panoramica che da Porto Ercole va fino a Porto Santo Stefano. Bertini ha cercato di depistare le indagini, raccontando della scomparsa della sua compagna dopo un viaggio a Roma per andare a trovare un’amica. Ma Irina, russa di Rostov sul Don dove vive suo figlio che ha quasi 26 anni, nella capitale non c’è mai arrivata. C’è andato invece Sergio. Le telecamere di sorveglianza della stazione Ostiense hanno ripreso l’arrivo del tecnico informatico con due valigie in mano ma non sono riuscite a riprenderlo mentre risaliva di nuovo sul treno. Le valigie sarebbero state quelle che Irina, secondo il racconto fatto dal suo compagno anche alla trasmissione Chi l’ha visto, aveva portato con sè. Irina, secondo il racconto di Sergio, sarebbe andata a Roma il 16 ottobre, il giorno in cui lui ha denunciato la sua scomparsa. Ma a tradirlo, oltre alle tracce trovate sotto le unghie di Irina, ci sono anche alcune testimonianze delle amiche che conoscevano bene Irina. Donne chiuse nel dolore che hanno raccontato ai carabinieri quello che sapevano: hanno spiegato il sorriso di Irina quando la trovavano sola e la tristezza dipinta sul suo volto quando era insieme a Bertini. Hanno fatto vedere quello che c’era da vedere: gli sms inviati dal telefono della donna, scritti in un italiano troppo perfetto
Trovate tracce di tessuto sotto le unghie della donna uccisa e gettata in un dirupo: oggi i Ris nella casa della coppia
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