Il dolore
«Sui lupi leggi insulse Servono le deroghe»
SCANSANO. «Facciamo vedere che abbiamo ancora un po’ di coraggio e che in questo paese si ragiona ancora con la testa e non contando i voti delle elezioni politiche. Ma fate presto la gente sta...
SCANSANO. «Facciamo vedere che abbiamo ancora un po’ di coraggio e che in questo paese si ragiona ancora con la testa e non contando i voti delle elezioni politiche. Ma fate presto la gente sta perdendo la pazienza».
Piero Merli ex dipendente dell’amministrazione provinciale, figlio di allevatori e con la moglie che gestisce un agriturismo a Saturnia, bene addentro alle questioni dei predatori, prende la parola e lancia un messaggio forte.
«In questi ultimi tempi – spiega Merli – non sono mancate le polemiche sulla predazione da parte di lupi o cani inselvatichiti contro le greggi di pecore, attacchi che hanno messo in ginocchio tanti allevatori della nostra provincia, tanto da far decidere alcuni a chiudere la loro attività di allevamento. Non parlerò della diatriba in atto tra le associazioni agricole, associazione allevatori e animalisti vari siano vegani o antispecisti, perché quando è in gioco il lavoro delle persone e la stessa sopravvivenza, secondo la mia filosofia bisogna usare la logica sperando che dia risultati migliori di quelli finora ottenuti».
Merli si appella alle istituzioni «che contano – dice – e hanno capacità di decidere», perché decidano.
«Devono decidere – spiega Merli – dando una risposta alle voci che si levano chiedendo giustizia per chi è dalla parte della ragione e della democrazia. Non vorrei essere blasfemo ma in Maremma si dice “chi vuol Cristo se lo preghi”. Ognuno è libero di seguire la religione che vuole o una filosofia di vita che più gli si addice, ma non può con le sue pretese annientare una richiesta legittima che viene da una parte di cittadini».
La vita degli allevatori non è facile, spiega Merli. «Molti non sanno e non conoscono che cosa comporta allevare animali – spiega – siano essi mucche, pecore, capre. Un allevatore cura con attenzione il proprio branco, gli dà il mangiare migliore, lo fa pascolare dove l’erba è più buona, sta attento a tutte le esigenze che richiedono gli animali, li cura, li protegge, alcuni addirittura gli danno un nome. Tutto questo gli costa sia in tempo che in denaro. Un lavoro duro che non dà tregua. Non esistono né Pasque, né Natali per un allevatore. E se vuole tenersi al passo con i tempi deve investire denaro, quello che proviene dai risultati dell’allevamento».
Che cosa succede se un lupo ti uccide 70 pecore e ti stressa tutte le altre? «Io faccio un appello ai deputati – spiega Merli – perché prendano a cuore il problema, anche se nel nostro paese la legislazione è carente. Si trovi un punto d’incontro per poter derogare a leggi insulse che non permettono la cattura o l’abbattimento dei predatori». (f.b.)
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