Il dolore
«Quel corpo martoriato davanti a noi»
Il racconto dei cacciatori che hanno trovato il cadavere di Irina: era a poco più di tre metri dalla strada panoramica
GROSSETO. Quell'immagine da davanti agli occhi non se la toglieranno mai. L'immagine di quel corpo abbandonato sotto il ciglio della strada, di una donna che non aveva più nulla del suo essere donna. I due cacciatori che giovedì, nel bosco vicino a Torre Ciana hanno scoperto il cadavere di Irina Meyntser, la quarantasettenne uccisa e gettata in un dirupo come un sacco di patate, non sono ancora tornati nella macchia dove credevano di aver trovato la carcassa di un cinghiale e dove invece hanno scoperto una donna uccisa. Una donna che probabilmente è stata strangolata dal suo compagno, Sergio Bertini, il tecnico informatico quarantasettenne rinchiuso da tre giorni nel carcere di via Saffi.
Passerà qualche tempo prima che si arrampichino di nuovo lassù. «Non riusciamo a toglierci dagli occhi quell'immagine - dicono - Siamo abituati a stare per i boschi, ma il cadavere di quella donna non ce lo potremo più dimenticare». La strada panoramica che da Porto Ercole a Porto Santo Stefano non sarebbe nemmeno il posto migliore dove far sparire un corpo. «Da qua passeranno almeno centocinquanta auto al giorno - dice uno di loro - e il corpo della donna era in una scarpata di soli tre metri rispetto alla sede stradale. È vero, è una strada bianca, una strada un po' sconnessa. Ma le auto da qui ci passano».
Giovedì, quando le due doppiette cinquantenni che fanno parte della squadra di caccia al cinghiale Ercole si sono avvicinati al ciglio della strada, attirati in quel punto dal fetore del cadavere in decomposizione, si sono stropicciati gli occhi prima di riaprirli. «Eravamo convinti che si trattasse di un cinghiale - dicono - che fosse la carcassa di un animale morto». Pensavano ai bracconieri, pensavano a un cinghiale, appunto, rimasto intrappolato nei lacci o investito da un'auto.
«Il giorno prima quel cattivo odore lo avevamo già sentito - dicono - ma lì per lì non ci abbiamo dato peso. Poi, giovedì pomeriggio, quella puzza era diventata insopportabile e ci siamo sporti». Se il corpo di Irina fosse stato gettato pochi metri più avanti, avrebbe trovato una scarpata più profonda e probabilmente non sarebbe stato trovato. «Invece era lì, a poco più di tre metri da una strada dalla quale passano in tanti, nonostante che non ci siano i turisti che affollano la zona come in estate - aggiungono - Da quando abbiamo visto il corpo a quando abbiamo chiamato i carabinieri, sono passate almeno cinque auto da quel punto».
Sergio Bertini è accusato di aver ucciso Irina nel suo appartamento in via Ansedonia, domenica 13 ottobre e di essersi disfatto del cadavere la sera stessa, gettandolo proprio in quel dirupo che costeggia la strada panoramica. «Noi non abbiamo pensato nulla, né che si fosse trattato di un omicidio, né che fosse stato un incidente - raccontano - perché quando abbiamo visto quel corpo ci siamo preoccupati solo che venissero a toglierlo di lì. Quello che è venuto fuori in seguito è davvero agghiacciante». La caccia al cinghiale non è ancora aperta. Bisogna aspettare ancora qualche mese per capire l'effetto che farà ai cacciatori della squadra passare di nuovo da quel punto. Quel che è certo è che le due doppiette, quell'immagine difficilmente se la toglieranno dagli occhi. Volteranno la testa in quella direzione, probabilmente, ogni volta che passeranno davanti a quel cespuglio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
