Il Tirreno

Grosseto

Un uomo normale impazzito di gelosia

di Francesca Gori
Un uomo normale impazzito di gelosia

Sergio Bertini, 47 anni, è accusato di aver ucciso la sua compagna Gli amici: «È impossibile: una persona straordinaria e sempre disponibile»

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GROSSETO. «Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso». Sembra essere “la banalità del male”, quella descritta nell’omonimo libro dalla filosofa Anna Harendt a dare una spiegazione a quello che sarebbe successo in un appartamento al terzo piano di una palazzina di via Ansedonia. Dove un uomo perbene, Sergio Bertini, 47 anni, si sarebbe trasformato in un assassino. In un mostro capace di stringere le mani al collo della sua compagna, di Irina, di spogliarla, di far sparire i suoi vestiti e gettarli chissà dove, per poi riservare lo stesso destino al corpo della donna.

Tecnico informatico, dipendente di una società, capelli corti brizzolati, volto rassicurante, ben vestito. È lui, secondo i carabinieri del nucleo investigativo che hanno risolto in meno di ventiquattr’ore il giallo della donna scomparsa la scorsa settimana, l’assassino della sua compagna. È lui l’uomo accusato di averla uccisa, due domeniche fa nel suo appartamento e di aver poi nascosto il cadavere nella macchia, sulla strada che porta a Torre Ciana all’Argentario.

Eppure, i vicini di casa e gli amici di Bertini, ieri continuavano a scuotere la testa sconsolati. «Non è possibile che sia successa una cosa del genere. Non è possibile che sia stato lui». Il campanello del palazzo di via Ansedonia proprio di fronte alle scuole elementari racconta la vita di una coppia che è già famiglia: “Bertini S. Meyntser I.”, c’è scritto. Due nomi, una casa e una storia d’amore finita con una donna uccisa e sbranata dai cinghiali. Sergio Bertini viveva a Grosseto da tempo e lavorava in un’azienda di informatica. Per quattro mattine, dal giorno in cui avrebbe ucciso la donna, domenica scorsa, a due giorni fa, quando è stato convocato in caserma e poi arrestato, dopo oltre dodici ore, si è presentato puntuale al lavoro.

Mercoledì si è presentato alla stazione dei carabinieri di Grosseto e ha denunciato la scomparsa della sua compagna, poi si è rivolto a Chi l’ha visto. Un comportamento impossibile da decifrare per i suoi amici, per tutto quel gruppo con il quale per anni il quarantasettenne ha scandagliato i fondali. Era un sub appassionato ed era stato a lungo nel consiglio del circolo Sub mania di Grosseto. «Ho visto le immagini alla televisione e mi sono attaccato al telefono chiamando tutti gli amici in comune - dice con un filo di voce il presidente Sergio Ginanneschi - perché una cosa del genere non solo non potevamo immaginarla, ma nemmeno ce la sappiamo spiegare. Anzi, proprio non riusciamo a crederci». L’incredulità è il sentimento comune a Grosseto tra chi conosceva il tecnico informatico. «Una persona normale», hanno detto i carabinieri ieri mattina. Dopo la separazione dalla moglie, dalla quale Bertini ha avuto anche una figlia, l’uomo aveva trovato l’amore con Irina che viveva a Grosseto da 8 anni. Faceva la badante, lei, prima. Era venuta in Italia per costruirsi una vita migliore. In quella vita c’era poi entrato Sergio. «Me lo aveva detto un po’ di tempo fa - aggiunge Ginanneschi - ma non mi aveva mai presentato la sua compagna. Era felice, sereno. Aveva soltanto smesso di venire a fare immersioni con noi perché mi raccontava di essere molto indaffarato con il lavoro. È passato da qui un mese fa a salutarmi. Non mi ha detto nulla che mi facesse pensare poi che le cose sarebbero andate in questo modo». Ginanneschi e tutti i sub che fanno parte del club non cercano nemmeno una spiegazione a questa vicenda. «È soltanto incredibile - dicono - e anche se fosse clamoroso, alla fine speriamo che si siano sbagliati. E che Sergio non abbia fatto nulla di simile». Il genio dei computer, schivo e leale, gentile, colto e mite ora è al carcere di via Saffi, dove ha già incontrato il suo avvocato, Tommaso Galletti che ha deciso di aspettare la convalida dell’arresto prima di rilasciare eventuali dichiarazioni. Lunedì Bertini incontrerà il giudice. Con i sostituti Laura D’Amelio e Marco Nassi, Sergio Bertini ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere. In caserma, però, qualcosa ha detto: qualche dichiarazione ha deciso di farla. Ma per gli investigatori che in meno di ventiquattro ore - da quando due cacciatori di Porto Ercole hanno scoperto quel corpo nudo gettato nella macchia - hanno risolto il caso, le contraddizioni nelle quali il quarantasettenne è caduto, insieme ai riscontri scientifici raccolti dai militari del Ris di Roma, raccontano una storia che è cominciata con l’amore e che poi è finita con la morte. Di una donna, vittima di una gelosia malata.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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