Proteste
Tradito dalla grammatica italiana troppo perfetta
La denuncia dell’amica di Irina e le contraddizioni nel racconto del fidanzato che aveva detto a tutti che era a Roma
GROSSETO. Dalla scomparsa di Irina Meyntser, due sabati fa, al suo ritrovamento, sono passati dieci giorni. Un tempo nel quale Sergio Bertini avrebbe cercato di far sparire tutte le tracce di un omicidio passionale che, per i carabinieri che stanno ancora investigando sul caso, non sarebbe stato dettato da un raptus. Sono state tante le testimonianze che le connazionali di Irina, che vivono e lavorano a Grosseto, hanno rilasciato ai militari. Ma alla procura di via Monterosa, di verbali ne è arrivato anche un altro, raccolto da un poliziotto della questura di Grosseto che il 17 ottobre, il giorno dopo la puntata di Chi l’ha visto, è stato contattato da un’anziana di Grosseto. È stata lei a metterlo in contatto con un’altra donna dell’Est, una badante che era molto amica di Irina. È lei, insieme a tutta un’altra schiera di donne venute da lontano per lavorare, a mettere in evidenza il fatto che il racconto di Bertini non filava liscio come avrebbe dovuto. Irina infatti, era scomparsa da Grosseto il 12 ottobre e non il 16, come invece aveva raccontato il fidanzato. La donna, che secondo le parole del tecnico informatico sarebbe scomparsa dopo essere arrivata a Roma, quel viaggio non lo ha mai fatto. E ci sono altri dettagli, che l’amica dell’ucraina trovata morta all’Argentario conosceva bene. La donna, durante i giorni di assenza dell’amica, aveva contattato proprio il suo compagno per chiedere se avesse avuto notizie di Irina. Ma lui le avrebbe spiegato che la sua compagna era partita per Roma e che per fare quel viaggio, aveva anche preparato i panini. Ma Irina, stando a quello che ha raccontato l’amica, non mangiava pane. E il suo cellulare aveva continuato a funzionare, come ha anche detto ieri mattina nel corso della conferenza stampa il procuratore Francesco Verusio. Tra le due donne ci sarebbe stato anche uno scambio di sms. Scritti però in un italiano grammaticalmente troppo perfetto per essere stati inviati dalla stessa Irina.
Dettagli, questi, che sono al vaglio degli investigatori che hanno anche acquisito le immagini di impianti video. E che ora sono al lavoro per analizzare i tabulati telefonici e le posizioni dei vari apparecchi. Sergio aveva spiegato che quel telefono era finito in mano a un clochard a Roma. Probabilmente, nella capitale, ce l’aveva portato lui. (f.g.)
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