Il dolore
Strangolata in casa e data in pasto ai cinghiali
La svolta nell’indagine è arrivata con la scoperta del cadavere nel bosco La storia d’amore tra i due era diventata burrascosa nelle ultime settimane
GROSSETO. Strangolata in casa, probabilmente. Poi caricata su una delle due auto che teneva parcheggiate lì fuori, in via Ansedonia. E portata lontana da Grosseto. Gettata nella macchia, come un sacco di patate. Completamente nuda, senza nulla che potesse farla riconoscere, sperando che nessuno passasse da quella strada sterrata che sale fino a Torre Ciana e che si affaccia sul promontorio. Quella strada che disegna quasi un arco che congiunge Porto Santo Stefano con Porto Ercole. Sarebbe successo domenica, due settimane fa esatte. Sarebbe successo nel loro appartamento, in via Ansedonia. Sarebbe successo in silenzio, senza che nessuno sentisse nulla. Irina Meyntser, 47 anni, ucraina, nel suo paese aveva lasciato un figlio ed era venuta in Italia per garantirgli una vita migliore. Lavorava come colf in alcune famiglie di Grosseto, dava una mano a qualche anziano. La sera tornava a casa con Sergio, l’uomo del quale si era innamorata e con il quale aveva deciso di vivere. Ma negli ultimi mesi le cose tra loro non andavano più bene. Irina si era confidata con qualche amica e loro, quando sono state chiamate in caserma dai militari a raccontare quello che sapevano su questa storia, non si sono tirate indietro. Hanno spiegato che c’erano dei problemi. Qualcuna ha definito la gelosia di Sergio “patologica”. Ma in quel modo, il tecnico informatico quarantasettenne, c’era diventato nelle ultime settimane. Un litigio dopo l’altro, una discussione dopo l’altra, per il procuratore capo Francesco Verusio - che ieri mattina ha voluto ringraziare e fare i complimenti ai carabinieri, al comandante provinciale Gerardo Iorio e a tutti i militari che hanno risolto il caso in meno di ventiquattr’ore, dal comandante del nucleo investigativo Andrea Lachi a quello della stazione di Grosseto Vincenti che ha raccolto la denuncia e infine ai carabinieri di Orbetello - si è trattato di un omicidio passionale.
La svolta, per gli investigatori, è arrivata mercoledì pomeriggio quando due cacciatori hanno trovato il cadavere della donna nel bosco. Che si trattasse di Irina i carabinieri lo hanno saputo venerdì mattina dopo che i Ris hanno sciolto il nodo delle analisi tecnico- scientifiche. Il corpo della donna era irriconoscibile. Si vedeva il seno, si vedevano i capelli lunghi e biondi. Poteva essere Irina o chissà chi. Poteva essere una donna uccisa strangolata, oppure accoltellata. I cinghiali avevano già cominciato a fare quello che chi ha scelto di gettare il cadavere nella macchia sperava: a morsi, le hanno strappato la carne. Servirà l’autopsia, che si svolgerà domani mattina, per stabilire le cause esatte della morte della colf.
In via Ansedonia, Irina non si vedeva più da sabato 12 ottobre. Il 13 con ogni probabilità è morta. Tre giorni dopo, Sergio Bertini si è presentato alla stazione dei carabinieri per sporgere denuncia e si è rivolto anche a “Chi l’ha visto”.
È stata una catena di eventi che si è risolta proprio con il ritrovamento di quel corpo nudo, abbandonato in una strada sterrata che non porta da nessuna parte. Località Purgatorio, si chiama a Porto Ercole. Irina probabilmente non aveva peccati da scontare per finire in un posto in quel modo. I carabinieri, dopo la messinscena del trolley della donna trovato a Roma e le contraddizioni nel racconto di Bertini, lo hanno chiamato e convocato in caserma. L’esame delle impronte digitali diceva che il corpo era quello della donna scomparsa. Lui si è presentato in piazza Lamarmora e da lì, dopo più di 12 ore, è uscito per essere accompagnato in carcere. (f.g.)
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