Sicurezza
Pensione come un parto arriva nove mesi dopo
La brutta vicenda vissuta da Vittorina Ganozzi, ex dipendente del Geriatrico di Roccastrada: «La mia documentazione non arrivava. A casa senza un soldo»
ROCCASTRADA. Per sei mesi Vittorina Ganozzi, assistente sanitario all'Istituto Geriatrico di Roccastrada, ha creduto di vivere un incubo, prigioniera della burocrazia e di un documento che sembrava non arrivare mai e che bloccava una pensione attesa e meritata, dopo quarantuno lunghi anni di lavoro.
Per cercare di avere quello che le spettava la Ganozzi ha smosso mezzo mondo, dal sindaco Innocenti all'ispettorato del lavoro, dal Coeso ai carabinieri, fino ad arrivare alla procura e al vescovo Cetoloni, passando per il giudice di pace.
Nei giorni scorsi è arrivato in banca l'atteso bonifico, ma ora la 60enne roccastradina vuole raccontare la sua odissea, iniziata a fine del 2012.
«È tutto finito - esordisce la signora Vittorina - ma ad un certo punto ho pensato veramente di non riuscire mai ad avere la pensione. Posso godermi il mio riposo ma è giusto che tutti sappiano quello che ho passato per quasi un anno».
Vittorina Ganozzi, originaria di Monticiano ma da sempre a Roccastrada, il 4 dicembre dell'anno scorso decide di presentare domanda di pensione, d'accordo con l'istituto. «Mi sono avvalsa del sistema contributivo - spiega - D'altronde avevo i requisti e se anche ci rimettevo qualcosa ne avrei guadagnato di salute, perché le mie condizioni sono precarie. E poi a dirla tutta non mi sentivo più a mio agio, nonostante amassi i miei pazienti, in un posto in cui ho lavorato per 22 anni, dal 1991». La raccomandata dell'assistente arriva sul tavolo del Geriatrico il 7 dicembre e nella missiva si specifica che la dipendente cesserà il lavoro a far data dal 1° aprile 2013. Il patronato Inca-Cgil, che segue la pratica, ricorda al datore di lavoro di inviare la richiesta di pensionamento di sua competenza.
«Il patronato - prosegue la Ganozzi - ha sollecitato più volte l'invio della documentazione, ma senza esito. Il 1° aprile sono andata in pensione, ma dei fogli richiesti nemmeno l'ombra». La signora Vittorina pazienta ancora qualche settimana ma il 21 maggio scorso si presenta alla caserma dei carabinieri per raccontare la sua storia. «Neanche questo passo - dice ancora - ha sortito gli effetti sperati e il 17 luglio, facendomi consigliare dall'avvocato Paola Pippi, ho raccontato la mia storia all'ispettorato del lavoro, alla Procura di viale Monterosa e al sindaco Innocenti, oltre a tempestare di telefonate Scopetani e Baricci dell'Inca Cgil, che ringrazio e con i quali mi scuso».
Tutti garantiscono alla dipendente del Geriatrico il loro interessamento, ma nulla si muove ed allora ecco che viene tirato in ballo anche il vescovo Cetoloni, il quale risponde il 3 settembre scorso, il giorno in cui la Ganozzi va dal giudice di pace. «Un rappresentante del Geriatrico si è presentato un quarto d'ora dopo l'inizio dell'udienza e ha detto che la documentazione richiesta era arrivata, dopo nove mesi».
«A metà ottobre - conclude la Ganozzi - è arrivata la pensione, con gli interessi, ma non auguro a nessuno quello che ho passato e ho voluto che tutti sapessero del mio calvario, per evitare che in passato si creino altri casi simili. Non sapevo veramente più cosa fare e vivevamo con i soldi di mio marito, un carrozziere in pensione, che prende 700 euro al mese. Mio babbo mi ha insegnato ad essere di sinistra, ma stavolta sono rimasta davvero delusa da certi personaggi che la pensano politicamente come me».
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