La protesta
«Le Mura le puliamo noi ora basta con gli attacchi»
Dopo che con “Dritti alla meta” sono stati raccolti sacchi di spazzatura e siringhe il presidente della Gerbera e il Comune attaccano: «Il servizio funziona bene»
GROSSETO. Ma le Mura sono tenute bene? Ecco, la (vecchia) domanda da cui partire è questa. Domenica mattina una sessantina di grossetani, donne e uomini, anziani e bambini, hanno pulito il bastione della Cavallerizza. L’hanno fatto perché vogliono una città migliore, non sono spazzini improvvisati, né qualunquisti. Risultato? Una decina di sacchi neri contenenti di tutto: siringhe, bottiglie e sudiciume vario. Ma l’iniziativa, oltre ad aver ripulito un’area degradata della città, ha smosso qualche umore.
Quattrini. Sì, perchè l’appalto per la manutenzione del verde pubblico sulle Mura medicee e dentro l’esagono c’è. Soldi spesi male? Lo devono dire i grossetani. Dopo cinque mesi di nulla (il contratto era scaduto a marzo) il prolungamento del servizio è stato siglato a settembre. L’accordo prevede un esborso comunale di 18mila euro al mese per 8 mesi. Ad aggiudicarsi oneri e onori è stato il Cointeso, un gruppo di coop di tipo b (quelle che si occupano del reinserimento nel mondo del lavoro di persone svantaggiate) di cui fa parte anche La Gerbera. Ed è proprio il presidente di quest’ultima ad aver indetto, ieri, una conferenza stampa. «Non per fare polemiche» ha più volte ribadito, ma per mettere qualche puntino sulle i dopo quel che è accaduto domenica.
Attacco mediatico. Francesco Ferretti, presidente della Gerbera, si sente sotto assedio: «Siamo rimasti male. Non è la prima volta che, direttamente o indirettamente, veniamo attaccati sui quotidiani. Tanto che i ragazzi mi hanno pure detto di mollare». Per il numero uno della coop «Sabato le Mura erano pulite». E invece «Le notizie pubblicate lunedì scorso relative alla pulizia della Cavallerizza organizzata su Facebook sono false e fuorvianti. Questo perché ho personalmente constatato la qualità del servizio reso sabato scorso e inoltre perché chi denuncia quintali di bottiglie e non solo le deve mostrare non limitandosi a esibire foto di poche cartacce, due siringhe e qualche mozzicone. Tutta roba che, come spesso accade, viene abbandonata nella notte tra sabato e domenica». Ferretti difende l’operato dei suoi ragazzi e attacca: la cooperativa ha ottenuto «Ottimi risultati. Risultati che vengono messi in discussione da frequenti notizie, spesso inesatte o addirittura infondate, sulla stampa locale».
Fronte Comune. Pure l’amministrazione fa quadrato attorno alla cooperativa cui ha affidato il servizio di pulizia e cerca di parare la magra figura rimediata domenica: «Il volontariato – dice l’assessore ai lavori pubblici, Giuseppe Monaci - a volte fa danni. Danni d’immagine. Le Mura devono essere vivibili e questo è vero. Ma oggi la pulizia rispetto al passato è oro. E invece l’impressione che si dà di continuo è che le Mura sono sudice. Il volontariato? Si manifesta in molti modi, anche quando si raccolgono fiori caduti dal proprio balcone su strada». Poi la stoccata: «Come mai nessuno ha scritto all’ufficio manutenzioni? Da noi non si rivolge nessuno. L’uso che si fa di Facebook è ridicolo. Qui ci vuole il dollaro per mettere videosorveglianza ovunque. Ma non è possibile, non abbiamo soldi».
Dritti alla meta. Il loro obiettivo l’hanno raggiunto. Ora si va oltre. Fernando Bruno, uno degli ideatori del gruppo che ha ripulito la Cavallerizza, si è anche sentito con il presidente della Gerbera, un cordiale scambio di opinioni, nessuna polemica. Chissà, magari più in avanti potrebbero anche collaborare. Ma una cosa è certa: «Se uno si alza una mattina e decide di andare a riprendersi un po’ di città non può essere additato come qualunquista. Dopo il nostro intervento c’è sempre più gente che controlla se qualcuno si comporta male. Dobbiamo far arrivare il messaggio che la roba pubblica non è di nessuno, ma di tutti. Prossimo passo? Ricavare alla Cavallerizza uno spazio per i giovani, qualcosa di autogestito».
Ferraglia. Ultimo appunto: la conferenza stampa si svolge nella troniera del Cinghialino (quella di cui si attende, da tempo, l’inaugurazione). Lì, a pochi metri, c’è della ferraglia abbandonata da anni. Poca roba, ma dà la cifra della situazione. Siamo tornati a chiedere venga portata via, ma per il Comune «È difficile da smaltire, ci sarebbe da chiamare Busisi, poi va pagato e i soldi…». E allora? Allora facciamo una colletta. Magari prendendo qualche spicciolo dai 100mila euro che l’amministrazione spende ogni anno per illuminare(?) l’esagono mediceo in virtù di un contratto con Enel Sole. Ma le Mura sono tenute bene? La domanda è questa.
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