Il Tirreno

Grosseto

«La gente ha voglia di cambiamento»

di Gabriele Baldanzi
«La gente ha voglia di cambiamento»

Leonardo Marras spiega il sostegno a Simiani e avverte: per le prossime sfide il partito dovrà essere più unito di adesso

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GROSSETO. Dopo il deputato Luca Sani e Marco Simiani, l’assessore Anna Rita Bramerini e Barbara Pinzuti, i “comunali” Sensi e Biliotti, il vicesindaco Paolo Borghi, oggi tocca al presidente della Provincia Leonardo Marras parlare dei congressi in fase di svolgimento e del Pd del futuro.

Che idea si è fatto delle partite in corso? «Vedo molta violenza verbale e non mi piace. Giusto che si esplicitino i vari posizionamenti, evitabile che si scada nell’invettiva, nell’uso di termini come guerra e soprattutto nel personale».

Perché ha deciso di sostenere Simiani? «E’ stata una scelta fatta con convinzione e mossa da un’esigenza chiara e forte di cambiamento, che purtroppo non abbiamo interpretato nel recente passato. Oggi questa richiesta a me pare di coglierla sia nella base Pd ma ancor più in coloro che ne stanno fuori, che simpatizzano, che ci annusano e che sperano, ad ogni livello, in un partito democratico un po’ diverso dal passato».

Cosa non le è piaciuto del Pd di Barbara Pinzuti? «Innanzitutto spersonalizziamo. Il Pd locale, negli ultimi 3 anni, è stato la Pinzuti, certo, ma anche noi, i livelli istituzionali, la direzione. Abbiamo commesso diversi errori. Il più grande, al netto delle mancanze amministrative, è stato non aver compreso i cambiamenti perché sempre eravamo rivolti solo al nostro interno. Sul Pd e sulla politica in generale. Renzi ha scelto di cambiare il partito dall’interno invece di utilizzarlo da esterno e ho ritenuto, nel mio piccolo, fosse giusto dargli una mano. Al tempo stesso, siccome non amo le giravolte e i carpiati, ho spiegato che non volevo essere candidato nella lista nazionale che lo sosterrà. Sto portando e continuerò a portare il contributo del militante».

E se Simiani per il provinciale non sfonda? «Adesso è indietro di poche decine di voti. C’è tempo e tutte le condizioni per recuperare. Però, a prescindere dagli esiti finali, avremo comunque un gruppo dirigente diviso in due e questo scenario ci obbliga già adesso a ragionare in modo diverso. Bisogna pensare dal giorno dopo, al fatto che siamo un unico partito e che la sua utilità si misura fuori da via Svizzera. Non deve essere il Pd strumento utile a questo o a quello per arrivare ai traguardi fissati. Non funziona così, ormai è chiaro».

Organizzazione e futuro del Pd. «L’organizzazione non deve essere il fine, ma lo strumento. Il Pd deve servire a migliorare le cose di tutti. Oggi il partito ha un’aria stanca. Si rischia di essere inutili, noiosi. Non facciamoci ingannare da un po' di fila ad iscriversi in queste sere. E invece, visto che ci siamo solo noi, sarebbe più importante fare un buon partito, risultare concreti».

Non ci sarà più la Provincia nel 2014, cosa cambia anche per il Pd? «Vediamo, non ne sarei così sicuro. Ma senza la Provincia cambieranno molte cose e il Pd dovrà inevitabilmente rafforzare la sua presenza sui territori. Un coordinamento è necessario. Il rischio è buttare al vento un patrimonio ventennale di progetti, politiche, idee, messo insieme in modo faticoso. Nonostante la crisi e i vincoli europei dobbiamo aprire una nuova stagione anche in Maremma, mettendo al centro Grosseto e cercando una condivisione e una coesione indispensabili. Chi pensa di andare da solo farà poca strada. La spinte centrifughe sono dannose e al tempo stesso il capoluogo dovrà diventare tale davvero, centrale come storicamente non è mai stato. Per intercettare i fondi comunitari, per esempio, ci vorrà unitarietà e lavorare a qualche soluzione che può essere trovata e che vorrei fosse una delle cose su cui si ricostruisce il senso del Pd a Grosseto. La sfida è questa e passa dal nostro partito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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