Finanza
Il dna conferma: quella è Maria Grazia
Naufragio Costa Concordia, la polizia scientifica di Roma è riuscita a dare un’identità alle spoglie recuperate a bordo
GROSSETO. Gli esami del laboratorio della polizia scientifica di Roma non hanno lasciato dubbi: il dna è quello di un individuo di sesso femminile e vi è compatibilità con il codice genetico di Maria Grazia Trecarichi.
Appartengono insomma a lei - alla passeggera siciliana cinquantenne morta nel naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012 - le spoglie recuperate dopo che la nave era stata portata in galleggiamento, a metà settembre: erano state recuperate sul ponte 3. E in quella circostanza erano stati trovati, accanto al corpo, una borsa, una cintura, un paio di scarpe. Questi oggetti erano stati riconosciuti in foto dalla figlia Stefania e dal marito Elio Vincenzi, cui erano stati mostrati in foto alla Questura di Catania. Era una prima conferma, ma serviva il riscontro scientifico, anche sui resti trovati successivamente: era indispensabile per fugare ogni tipo di dubbio. E naturalmente occorreva dare un responso nei tempi più brevi possibili, vista la delicatezza del caso, visto che da diciannove mesi due famiglie - quella di Maria Grazia ma anche quella di Russel Terence Rebello, l’altra vittima il cui corpo non era stato ritrovato - erano in attesa di risposte.
Sui campioni prelevati hanno compiuto accertamenti gli specialisti nominati dal Tribunale all’udienza dell’8 ottobre scorso. Accertamenti non facili, perché le tracce apparivano difficilmente leggibili e numericamente esigue. Ma la dottoressa Vincenza Liviero e l’ausiliaria Paola Montagna, quest’ultima della sezioni indagini genetiche, sono riuscite a dare una risposta al quesito, anche se ancora in via informale. Verosimilmente il risultato è stato ottenuto con un lavoro di amplificazione e comparazione scrupolosa dei codici.
La conferma ufficiale sarà data dal presidente Giovanni Puliatti alla ripresa del processo nei confronti di Francesco Schettino, lunedì prossimo. Se quello è il corpo di Maria Grazia Trecarichi, manca ancora all’appello quello di Russel Rebello, il cameriere di sala indiano di 33 anni che si era dato da fare per mettere in salvo il maggior numero possibile di passeggeri e che non era riuscito nemmeno lui a scampare all’improvvisa inclinazione della nave, probabilmente quello che aveva fatto gridare «Oddio» alla stessa Tricarichi durante la sua ultima telefonata. «Le persone cadono come le pere in quanto scivolano per via del pavimento bagnato» aveva detto poco prima nel corso della stessa conversazione. Le ultime sue parole risalgono a 12 minuti dopo la mezzanotte.
Due gli aspetti fatali, secondo la Procura per il decesso di Rebello: «La mancanza di giubbotto salvagente e, con ogni verosimiglianza, la debolezza derivante dalla malattia (era malato da qualche giorno, ndr) e dagli sforzi convulsi per porre in salvo quante più persone possibili, ammainando le zattere destinate all’equipaggio, si sono rivelate letali».
Le ricerche si sono momentaneamente fermate.
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