Il Tirreno

Grosseto

«Addio Raffaele, la tua è una morte eroica»

di Fiora Bonelli
«Addio Raffaele, la tua è una morte eroica»

Laura Flamini, presidente del Comitato 16 novembre per i diritti dei malati di Sla, piange Pennacchio

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CASTEL DEL PIANO. Mentre l’Italia intera è stordita alla notizia della morte improvvisa di Raffaele Pennacchio, malato di Sla, che dopo la manifestazione a Roma, debilitato dallo sciopero della fame, ha perduto la vita per infarto, anche l’Amiata lo piange.

E lo piange in particolare Laura Flamini, di Castel del Piano, presidente del Comitato 16 novembre fondato proprio dalla Flamini, da Raffaele Pennacchio (campano) e da Salvatore Usala (sardo). Un Comitato che anche con atti plateali, come lo sciopero della fame, ha incassato molti successi, portando avanti le richieste dei malati di Sla e dei malati gravissimi per altre patologie, e che rivendica il diritto di vivere a casa propria con assistenza adeguata e non in strutture asettiche e lontano dai propri cari.

Per questo ci vogliono giusti supporti finanziari che i disabili pretendono. E anche questa volta, come le precedenti manifestazioni dell’aprile 2012 e dello scorso giugno, tantissimi malati di Sla avevano organizzato a Roma, sotto il ministero delle Finanze, un’iniziativa con sciopero della fame per essere ricevuti dal ministro. Protesta estrema, considerando che molti sono attaccati ai respiratori con carica delle batterie non certo illimitata.

«Raffaele era lì, a Roma, fin dal 22 ottobre, giorno stabilito per la manifestazione – spiega Laura Flamini –. Con tanti altri, uomini e donne completamente paralizzati, attaccati a tubi e nelle carrozzelle. Io non sono potuta andare questa volta. Troppo debole per muovermi, ma ho solidarizzato con tutti loro facendo anche io, a casa, lo sciopero della fame. Sono rimasta in contatto continuo con Raffaele, a cui da tre anni sono legata a doppio filo. Un’amicizia fraterna, consolidata dalla fondazione del Comitato 16 novembre, di cui andiamo fieri».

Purtroppo, racconta Laura, martedì, nonostante il folto presidio in via XX settembre, non c’è stato nessun abboccamento col ministero che ha fatto sapere che avrebbe ricevuto una delegazione di malati solo il giorno dopo. Raffaele e altri, dunque, sono rimasti anche tutta la notte del 22 sotto il ministero. Lui scaldato da una stufetta pur di continuare il suo presidio.

«Solo il 23 – spiega Flamini – sono stati ricevuti in delegazione dal viceministro del lavoro e delle politiche sociali, Maria Cecilia Guerra, dal sottosegretario all’economia e alle finanze, Pier Paolo Baretta, e dal sottosegretario alla salute, Paolo Fadda. Raffaele era nella delegazione e so che sono usciti provati dall’incontro. Lui per la tensione si è messo pure a piangere. Ma erano contenti delle assicurazioni importanti ottenute. Si sentivano vincitori. E sono rientrati in albergo».

Raffaele, però, si è subito sentito male. «So che hanno cercato di rianimarlo. Al nostro seguito ci sono sempre operatori esperti, medici e infermieri. Ma Raffaele non ha risposto ai soccorsi, nonostante abbiano fatto l’impossibile. È morto a Roma, di infarto, il mio amico». Raffaele Pennacchio aveva 55 anni e da alcuni anni era malato di Sla: «Lo conosco da almeno tre anni – spiega Flamini – e quando l’ho incontrato per la prima volta camminava ancora con le sue gambe. Poi la sedia a rotelle, la paralisi progressiva. La sua è una morte eroica».

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