Toscana
Via ai lavori nel porto il fondo sarà scavato
L’assessore Bartoletti e il vicesindaco Nappi spiegano l’intervento: «Servono profondità maggiori per il diporto. E cala il rischio esondazione»
CASTIGLIONE. Fa una certa impressione vedere buona parte del porto canale di Castiglione senza barche. Da alcuni giorni infatti, sono iniziati i lavori di escavo sotto le banchine, sia di levante che poi di ponente. Un’opera attesa da decenni, e che ha coinvolto tutte le attività che gravitano nell’ambito portuale: dagli ormeggiatori stessi, ma anche le associazioni sportive. Con la posa in opera del cantiere da parte della ditta Bonifacio Srl, aggiudicataria dei lavori, l’escavo si protrarrà fino alla metà di novembre. Quello dell’insabbiamento del porto, in particolare quello di Castiglione, con le piene dalla montagna che portano a valle e nel canale tonnellate di detriti che si sedimentano, è un problema che si trascina da troppi anni, e che aveva ormai raggiunto il livello di guardia. In alcuni punti infatti, l’ormeggio per molti natanti è diventato impossibile, così come la stessa circolazione delle barche in modo sicuro le barche sono sempre a rischio di incagliarsi, con l’altezza dell’acqua che non supera i 50-60 centimetri. Lavori del genere l’Amministrazione comunale li aveva messi fra i suoi primi punti del programma, e seppur con numerosi sforzi, soprattutto nel ricercare i fondi economici, la promessa è stata mantenuta. A presentare i lavori il vice sindaco Elena Nappi e l’assessore Daniele Bartoletti: «I lavori di escavo nel porto canale con un intervento di questo tipo, erano attesi da decenni - ha sottolineato l’assessore - da chi giornalmente lavora e opera all’interno del comparto della nautica. Abbiamo dato una risposta concreta e in tempi certi alle esigenze di mantenere fruibile e navigabile, e vorrei sottolineare in sicurezza, il nostro porto. Al contempo questi lavori contrasteranno il rischio di esondazione, aumentando la sezione del deflusso delle acque». Sulla stessa linea il vice sindaco: «Abbiamo voluto cercare di ripristinare le originarie condizioni del fondale – aggiunge la Nappi – in particolare scavando vicino e lungo le banchine, sia sul lato di levante che quello di ponente, dall’altezza dl ponte Giorgini e fino al cantiere navale. L’operazione è strategica anche per il recupero e lo smaltimento dei fanghi, in un contesto di tutela ambientale». Il procedimento dell’escavo è molto semplice: tramite una bettolina auto propulsa, dotata di benna mordente, il materiale estratto, dalle banchine per circa cinque metri, sarà poi depositato nelle vasche di contenimento e decantazione, installate slungo le banchine del porto, per ottenere la “palabilità” del materiale stesso, ed essere trasportato in discarica. I costi dell’operazione prevedono una spesa di circa 60 mila euro per i lavori, e di circa 120 mila euro per lo smaltimento e recupero del materiale di risulta. (en.g.)
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