La manifestazione
Pini secchi, il flagello è il matsucoccus
La cocciniglia colpisce anche gli alberi dell’abitato di Marina e l’unico “rimedio” è tagliare. Si preannuncia un’ecatombe
Non è colpa della falda – come ha ipotizzato nei giorni scorsi l’ex amministratore di circoscrizione Gaetano Matano – se i pini marittimi di Marina di Grosseto, nella zona di via del Tombolo, seccano uno dopo l’altro. È colpa di un insetto che si chiama matsucoccus feytaudi ed è una cocciniglia che, dopo aver decimato le pinete di Portogallo e Spagna in passato, da qualche anno è sbarcata anche in Italia e sta flagellando le sue – le nostre – pinete.
Insomma, se si può tirare un sospiro di sollievo per lo stato di salute della falda acquifera, c’è comunque poco di cui gioire: il matsucoccus feytaudi è un insetto che non si può estirpare; una volta che si è insediato in un’area, condanna a morte i pini perché, come spiega il comandante provinciale del Corpo forestale di Grosseto, Alessandro Baglioni, «al contrario della cimice americana, che colpisce solo le pigne, il matsucoccus feytaudi attacca la pianta. E non si può far altro che tagliare e bruciare».
Intanto l’assessore ai Lavori pubblici (ed ex assessore all’Ambiente) del Comune di Grosseto, Giuseppe Monaci tuona contro l’ennesimo intervento sulla pineta. «Sui pini e le pinete che si trovano nel nostro territorio comunale credo davvero che si sia attivato un corto circuito tra movimenti, comitati e gruppi vari di cittadini che parlano, gridano e accusano senza avere le competenze ma certi comunque di ottenere visibilità», spiega Monaci in una nota.
«Abbiamo messo in piedi un grande e costoso progetto – spiega Monaci – che abbatterà le centinaia di pini marittimi malati nelle aree comunali di Principina, la parte di territorio più colpito come certificato dall’Arpat... Chiedo a tutti di guardare con occhi diversi a quanto l’amministrazione sta faticosamente facendo. E se proprio non vogliono farci i complimenti e riconoscere che in questo campo siamo addirittura un esempio per altre realtà, almeno ci facciano lavorare senza costringerci a continue giustificazioni».
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