Il Tirreno

Grosseto

«Castriconi? Si sa, è uno litigioso»

«Castriconi? Si sa, è uno litigioso»

Aveva messo la faccia per il parcheggio Jacovacci, già dalla giunta precedente

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MONTE ARGENTARIO. C’era anche Massimo Castriconi, all’udienza di ieri. E l’ex assessore ha assistito prendendo appunti e manifestando spesso il suo dissenso scuotendo la testa di fronte ad alcune affermazioni del suo ex sindaco, Alocci. Questi ha detto di lui che «è un litigioso, ma fa parte del suo carattere» ma ha anche ricordato le battaglie personali dell’ex assessore all’urbanistica. Come quella del parcheggio Jacovacci, che Castriconi portava avanti dalla precedente giunta: «Ci aveva messo la faccia», ha detto l’ex sindaco. Alocci era contrario («era assurdo, si faceva in centro un parcheggio che avrebbe attirato traffico») ma era un’eredità dei piani integrati precedenti al suo arrivo e pur essendo tutto legittimo - ha detto rispondendo alle domande degli avvocati Infelisi e Alessandro Risaliti - «avevo avuto l’idea di mandare tutto alla Procura, perché c’erano conflitti di interesse che inficiavano tutto». Di quell’opera ancora da realizzare dice che era stato «un boccone avvelenato» e che Donati era critico al riguardo.

Di Castriconi ha parlato anche Giovanni Bulian, dal 2002 al 2008 soprintendente per i beni e le attività culturali di Siena e Grosseto. Invitato a precisare quali «pressioni» avesse esercitato Castriconi sull’ufficio, Bulian ha spiegato che la questione era quella del Peep e che la soprintendenza voleva limitare l’impatto del cemento riducendo le volumetrie. «C’erano famiglie che facevano pressioni per andare ad abitare, una delegazione partì in pullman dall’Argentario ma io non ero presente. Quello di Castriconi, che era contrario alla riduzione, era insomma un intervento particolarmente emotivo» ma legittimo. Ed era normale che il sovrintendente avesse rapporti anche con altri amministratori pubblici. Rispondendo all’avvocato Alessandro Sorace difensore di Patrizia Pisino (architetto della soprintendenza competente per Grosseto) ha spiegato che la commissione informale controllava la regolarità delle autorizzazioni (nei casi più complessi), su proposta dei singoli architetti con i quali c’era un rapporto fiduciario e ai quali non fece mai richiami, ha detto rispondendo all’avvocato Bruno Leporatti. I funzionari non arrivavano mai con un solo foglio in mano ma con tutta la pratica e nessuno di loro era mai stato autorizzato a firmare in sua vece.

(p.s.)

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